Platone e l’immortalità dell’anima


di francesco martinelli


Sull’immortalità dell’anima ci rifaremo a tre opere di Platone, il Fedone, il Fedro e il Timeo. Nel Fedone , Platone , afferma che le Idee contrarie si escludono a vicenda: se una certa Idea entra in una cosa, quella contraria sarà esclusa, come riportato in 102 a e seguenti. Quindi se c’è l’Idea di vita nell’anima non può esserci quella della morte. Riportiamo ora i versi 105 c-e del Fedone: “E allora, disse, rispondi: vivo sarà quel  qualunque corpo in cui si generi  che cosa? Quello in cui l’anima si generi, disse. Ed è sempre così? E come no? Rispose. Dunque l’anima, qualunque cosa elle investa di sé, sempre dove entra arreca vita? Sempre, disse: sicuramente. E dimmi, alla vita c’è qualche cosa contrario, o non c’è? C’è, disse. E che cos’è? Morte. Dunque l’anima non sarà mai che possa accogliere in sé il contrario di ciò che sempre elle reca con sé, secondo si è rimasti d’accordo dopo quel che dicemmo. Perfettamente, disse Cebète. Ebbene, ciò che non può ricevere l’idea del pari come lo chiamavano ora? Impari, disse. E ciò che non può ricevere ingiustizia, e ciò che non può ricevere cultura? Incolto, disse; e l’altro, ingiusto. Sta bene. E ciò che non accoglie la  morte come lo chiamiamo? Immortale,  rispose. E l’anima non è forse vero che non accoglie la morte? No, non l’accoglie. Dunque, l’anima è immortale? Immortale.

Nel Fedro la questione dell’immortalità dell’anima è inquadrata dal punto di vista del movimento, vediamo cosa scrive Platone al riguardo. Fedro 246c-e. “L’anima è immortale; perché ciò che sempre si muove è immortale. Ora, ciò che provoca movimento in altro ed è mosso se stesso da qualcos’altro, se subisce un arresto di movimento smette di vivere. Solo dunque ciò che muove se stesso, in quanto non può abbandonare se stesso, mai finisce di essere in moto; anzi è origine e principio di tutte le cose che sono mosse. Ora, il principio non è generato perché, mentre ogni cosa che nasce  deve per forza nascere da un principio, questo invece non deve essere generato da niente: se altrimenti il principio procedesse da qualcosa, cesserebbe di essere ancora il principio. Inoltre, dal momento che non è generato, per forza sarà immortale; perché se il principio  venisse a mancare, né questo potrebbe nascere da altro, né altro da esso, visto che è necessario che tutto abbia un principio. Ecco dunque : ciò che muove se stesso è principio di movimento; esso non può né morire né nascere, altrimenti l’intero universo e tutto ciò che è in movimento, cadendo in rovina, si fermerebbe e mai potrebbe trovare donde riprendere moto e vita. Ora che abbiamo dimostrato l’immortalità di ciò che si muove da sé, nessuno avrà scrupoli ad affermare  che proprio questa è l’essenza e la definizione dell’anima. Perché ogni corpo il cui movimento sia provocato dall’esterno, è inanimato, ma ogni corpo che riceve il movimento dall’interno, da se stesso, è animato; dato che questa è la natura dell’anima…ne consegue di necessità che l’anima è non generata e immortale”.

Nel  Timeo  leggiamo che il Demiurgo : “Dopo che ebbe costituito tutto, lo divise in anime, tante di numero quanti erano gli astri, distribuì ciascuna anima a ciascun astro, e postele in tal modo come su un veicolo mostrò loro la natura dell’universo e disse loro le leggi fatali..”. Timeo 41d-e.

In realtà il demiurgo fa in modo da mescolare Idee opposte, quelle dell’Essere, dell’Identità e della Differenza, mescolando il tutto “nel cratere  di prima, nel quale aveva temperato e mescolato l’anima dell’universo”  41d, da questa mescolanza  ottiene come risultato la natura duplice dell’anima, anima che forgia immortale. Qui mi fermo perché si entra in un altro argomento, quello della struttura dell’anima,  che tratterò in seguito.

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