A misura di bambino
“La scuola dell’infanzia si presenta come un ambiente tipicamente protettivo, capace di accogliere le diversità e di promuovere le potenzialità di tutti i bambini, che fra i tre e i sei anni possono incontrare e sperimentare nuovi linguaggi, scoprire l’esistenza di altri punti di vista, porre agli adulti domande impegnative e inattese, osservare e interrogare la natura, elaborare le prime ipotesi sulla lingua, sui media e sui diversi sistemi simbolici”. Dalla Bozza del 31/5/2012 riguardante Le Indicazioni Nazionali per il curricolo.
di mariantonietta campobasso*
Il rimando alla Bozza del 31 maggio del 2012 riguardante “Le Indicazioni Nazionali per il curricolo” riportata sopra è molto significativo. Una scuola dell’infanzia che pone queste basi e questi obiettivi sicuramente raggiunge le sue finalità, tra cui una mente pensante evolutiva e complessa, un’identità consapevole e un’autonomia nonché l’autostima. Autostima: scriverei solo di questa rilevante essenziale finalità della scuola dell’infanzia, mettendo sempre in discussione cosa veramente sia questa “autostima” come si raggiunge e soprattutto in che modo.
Autostima è saper ascoltare il bambino dargli la possibilità di esprimersi in toto, non guardare un suo lavoro non completo o “ perfetto” come una sconfitta ma come crescita arricchimento, dargli mille opportunità di esprimere il suo pensiero liberamente senza paure o controllo delle sue emozioni, per controllo intendo soffocarle non lasciarle senza gestione, far proporre un’attività ai bambini ( perché anche loro o soprattutto loro hanno il diritto di fare ciò che piace e che interessa non solo a noi docenti), fargli vivere la sconfitta come un andare indietro per saltare meglio “ reculer pour mieux sauter”.
Imparare a stimarsi ad accogliere i propri limiti a sapersi migliorare con un regista che gli permette di poter sbagliare senza timore di potersi esprimere senza giudizio di essere se stesso o se stessa senza pregiudizi, ma soprattutto di contemplare un’opera d’arte creata da un bambino senza valutare ma stimare.
Quella parola “lavoretto” che viene sostituita da artefatto o opera d’arte perché tutto ciò che produce un bambino è un ‘opera d’arte, fatta con le sue mani non abbiamo altro da aggiungere finalmente abbiamo raggiunto la finalità della scuola dell’infanzia: autostima insieme all’identità e alle competenze, che non sono altro quelle risorse che il bambino già possiede ma con un docente con stile amore e passione riesce a scoprirle e dargli valore.
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Il grande Bruno Ciari asseriva che è lo stile a rendere unico un docente, quella passione quell’amore nel proprio lavoro, quella capacità di saper accogliere di saper leggere nel cuore di un bambino che si affida e soprattutto si fida con tutto se stesso. Il bambino non “deve” nulla ma diventa capace di…creare di riflettere di dare suggerimenti di esprimere o dissentire e di viversi appieno e di vivere le proprie emozioni. Scoprire se stesso mediante la libertà d’espressione, che non è assenza di regole ma dare il massimo delle proprie potenzialità , quel lavorare come se l’insegnante non ci fosse come diceva la grande Montessori.
Essenziale è comunicare che diventa relazione con il proprio alunno e attua il processo di apprendimento, essenziale per raggiungere gli obiettivi istituzionali. Scuola dell’infanzia in -fari che non ha voce pertanto siamo noi docenti che dobbiamo aiutare i bambini a trovare le giuste parole e a dare voce alle loro emozioni. Il setting educativo diventa rilevante per raggiungere questi obiettivi , e dare opportunità arricchenti sviluppando meravigliose potenzialità. Autostima identità e competenza…un connubio perfetto con amore passione e competenze.
- pedagogista di frontiera nelle scuole della Puglia

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