Conoscere è ricordare

di francesco martinelli |


Nel Menone, Platone affronta il tema della reminiscenza. Socrate è stato accusato di essere un ammaliatore, Platone addirittura ipotizza una specie di stasi eristica fatta da Menone. “Ma in quale modo, Socrate, andrai cercando quello che assolutamente ignori? E quale delle cose che ignori farai oggetto di ricerca? E se per caso l’imbrocchi, come farai ad accorgerti che è proprio quella che cercavi, se non la conoscevi?

Capisco quello che vuoi dire, Menone! Vedi un po’ che bell’argomento eristico proponi! L’argomento secondo cui non è possibile all’uomo cercare né quello che sa né quello che non sa: quel che sa perché conoscendolo non ha bisogno di cercarlo; quel che non sa perché neppure sa cosa cerca”, 80d-e.

Qui si nota che il principio eristico di cui si discetta sembra mettere un solco quasi insuperabile tra ciò che si sa e ciò che non si sa, contro l’opinione comune che considera la conoscenza come un fattore che si accresce fin dalla nascita di ogni essere umano. Ma andiamo avanti. Qui è Menone che continua il dialogo con Socrate.

“E non ti pare che questo ragionamento sia buono, Socrate? A me, no. E mi sapresti dire in quale parte? Io sì. Ho udito infatti da uomini e donne esperti nelle cose divine…

Che cosa dicevano?

Una cosa vera, a mio parere, e bella.

E quale è questa, e chi sono coloro che la affermano?

Quelli che la dicono sono sacerdoti e sacerdotesse, di quelli che si curano di essere in grado di dar ragione delle cose alle quali attendono. Lo dice anche Pindaro, e molti degli altri poeti che hanno divina ispirazione… . Essi affermano che l’anima dell’uomo è immortale, e che talora termina la vita terrena – ciò che si dice morire – e talora di nuovo rinasce, ma che non perisce mai: e per queste ragioni, bisogna vivere la vita nel modo più santo possibile… L’anima, dunque, poiché ( è) immortale e più volte rinata, avendo veduto il mondo di qua e quello dell’Ade, in una parola tutte quante le cose, non c’è nulla che non abbia appreso. Non c’è, dunque, da stupirsi se può far riemergere alla mente ciò che prima conosceva della virtù e di tutto il resto. Poiché, d’altra parte, la natura tutta è imparentata con se stessa e l’anima ha appreso tutto, nulla  impedisce  che l’anima, ricordando ( ricordo che gli uomini chiamano apprendimento)  una sola cosa, trovi da sé tutte le altre, quando uno sia coraggioso e infaticabile nella ricerca. Sì, cercare ed apprendere sono, nell’insieme, reminiscenza ( anamnesi). Non dobbiamo dunque affidarci al ragionamento eristico: ci renderebbe pigri ed esso suona dolce solo alle orecchie della gente senza vigore; il nostro invece, rende operosi e tutti dediti alla ricerca, convinto di essere nel vero, desidero cercare con te cosa sia virtù” 81c-e.

Del discorso di Socrate è importante quello relativo alla natura che è unita con se stessa. Ciò determina l’unità delle parti di cui si afferma che l’anima ricordandone anche una sola ne trovi poi tutte le altre, per associazione potremmo dire.  Infatti Socrate dice che l’anima avendo visto sia il mondo terreno che quello dell’Ade non c’è nulla che non abbia appreso. L’anima viene vista come la ‘ parte’ che unisce il mondo sensibile e quello intelligibile. Il primo esprime molteplicità, il secondo unità.  La facoltà dell’anima detta reminiscenza, in realtà è l’intelletto che unisce il molteplice proveniente dal mondo sensibile. Menone nutre dei dubbi su queste affermazioni, allora Socrate per convincerlo fa un esperimento: quello di togliere dall’ignoranza in geometria uno schiavo, solo in virtù di far domande, facendogli dire, senza che lo schiavo abbia mai studiato la geometria, qual è il rapporto che intercorre tra i lati di due quadrati aventi l’uno la superficie doppia dell’altro, vedi Menone 82b-85b. Con tale esperimento si è dimostrato quanto sopra affermato, cioè che la conoscenza è reminiscenza.

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