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Positiva al covid e lasciata senza tampone in casa a Somma Vesuviana. Ecco la vicenda di Antonella e della sua famiglia

Antonella Aliperta, classe 1967 ben portati, sposata con figli trascorre l’ennesima notte senza dormire. Siamo a Somma Vesuviana, nella provincia di Napoli che “abbraccia” il Vesuvio, ed Antonella, questa volta, non riesce più a tenere per sé la sofferenza di questi lunghi giorni che fanno quasi un mese. E così pensa di scrivere, dal suo profilo social, qualcosa che è a metà strada tra la denuncia e l’appello. «Buongiorno, oggi sono 27 giorni che siamo imprigionati nella nostra casa. Ringrazio la sanità per ciò che noi, dal 18 agosto, che mio figlio è tornato dalla Sardegna, stiamo patendo. Abbiamo contratto da lui il coronavirus. Abbiamo dovuto fare delle lotte con il medico di base che non ha saputo inserire i nostri dati e ci ha fatto arretrare in lista d’attesa per fare il primo tampone. Fatto ciò siamo risultati tutti positivi. Era il 27 agosto. Il nostro calvario è iniziato qui non per i sintomi del covid 19 ma per essere cittadini di Somma Vesuviana. Il primo tampone di controllo ci è stato fatto venerdì 11 settembre dopodiché ne avremmo dovuto fare un altro dopo 24 ore. Invece il risultato di esso e arrivato ieri 15 settembre. Ora mi chiedo, dopo 5 giorni che tampone ci faranno essendo passate non 24 ore ha ben 5 giorni. Carissimi fate attenzione alla vostra salute, perché siamo rovinati. Nella speranza di uscire da questo calvario vi ringrazio».

La chiesa di San Domenico a Somma Vesuviana
Il Comune di Somma Vesuviana

Dallo scritto del social alla voce più diretta che ci arriva via telefono il passo è breve. Dall’altra parte c’è proprio Antonella Aliperta che ci dettaglia il suo momento disperato. Ci parla di un medico dell’Asl che al telefono tratta le persone, come ha fatto con lei, nel peggiore dei modi. Con l’arroganza di chi si sente impunito, al sicuro e in condizione di dire “Mi denunci pure tanto nulla mi frega“. Ci dice che lei assieme al figlio sono poi risultati negativi al covid l’11 settembre ma avrebbero dovuto ripetere il tampone 24 ore dopo per uscire dall’isolamento. Cinque giorni più tardi non è arrivato ancora nessuno. La deriva è la stessa che hanno vissuto altri in diversi posti d’Italia quando, davanti al virus, medici di base e pazienti come loro sono spesso lasciati da soli. Come da sola è rimasta Antonella Aliperta con il marito ed il figlio. Chiusi in casa senza la minima assistenza se non fosse stato per la vicina di casa che porta da giorni i viveri a ciascuno della famiglia tra i quali, come da ultimo tampone fatto 5 giorni fa, è rimasto positivo solo il marito. Antonella Aliperta vuole mettere in guardia, appellarsi a coloro che nella sua città vesuviana possa fare qualcosa per aiutare lei e la sua famiglia. Magari l’appello arriva al sindaco della città affinché possa fare pressione su coloro che avrebbero dovuto effettuare su di loro il “richiamo” del secondo tampone per poter capire, semmai, per Antonella ed il figlio, risultati lo scorso 11 settembre negativi al Covid, se il calvario è finito. Se possono uscire o debbono restare in casa con il marito ancora positivo. Dall’altra parte del telefono lo smarrimento è chiaro e puntella ogni frase che Antonella porta alla nostra attenzione. Cerchiamo di tranquillizzarla, di dirle che magari un articolo potrà fare il suo corso. Magari lo farà per alleviare le sofferenze inutili ed i ritardi di un caso, tra i tanti in Italia, nel quale qualche piccola attenzione eviterebbe di far pagare a lei come a tanti altri il danno della inefficienza e della disorganizzazione che la sanità italiana sta presentando in tempo di covid.

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