Se la chitarra suona da sola: la bravura di Cristina Galietto

Se la chitarra “suona da sola”: la bravura di Cristina Galietto

di Girolamo De Simone

Successo per la chitarrista Cristina Galietto, che ha inaugurato ieri la trentasettesima stagione dell’Associazione Domenico Scarlatti con un concerto alla “Domus Ars” a Santa Chiara.
In programma musiche impegnative, affrontate con gesto sicuro e autorevole dalla giovanissima concertista. Cristina Galietto ha cominciato gli studi col padre Alberto, noto docente di chitarra classica, proseguendoli con altri insegnanti di fama nazionale e internazionale. Ha vinto tanti concorsi, ottenuto borse di studio prestigiose, tra cui: Guimaraes International Guitar Festival in Portogallo; International Guitar Festival in Rust (Austria); Volterra Project in Italia.
Ha tenuto numerosi concerti, e chi scrive ha avuto l’opportunità di ascoltarla più volte, avendo occasione di annotare nel tempo una progressione impressionante: padronanza delle tecniche esecutive, controllo della forma, senso del palco.
Il concerto è iniziato con lo Studio n. 11 di Villa-Lobos. Qui, nel rispetto dell’alternanza iniziale tra “lento” e “più mosso”, la concertista conduce magnificamente il tema, ‘tenendolo’ con notevole consapevolezza del senso polifonico. I piccoli accordi, difatti, che lo armonizzano non vengono arpeggiati (come fa, peraltro mirabilmente, Mats Bergström), ma condotti (gestiti) attraverso due linee ben distinte: ciò conferisce cantabilità e tenuta di senso, anche nelle sospensioni agogiche, al tema di Villa-Lobos, esaltandone quel movimento malinconico che lo ha reso celebre. Il secondo brano in scaletta è un altro notevole banco di prova, “Recuerdos de la Alhambra” di Tarrega. Leggerezza, velocità, controllo, postura perfetta: Galietto interpreta con tale sicurezza da suggerire l’intuizione ‘zen’ di una chitarra che ‘si suona da sola‘, con maestria e chiarezza d’intenti, distinguendo – spesso in pianissimo – la figurazione delle crome da quella appena sfiorata delle biscrome. Veramente un’interpretazione da lasciar senza fiato. Segue una prima ‘finestra’ sulla musica contemporanea. Composto nel 2015 dal suo maestro – apposta per Cristina Galietto, allora giovane studentessa del Liceo Musicale – “Mermaid” di Enzo Amato, è in linea con la più recente produzione: vale a dire che la scrittura di Amato è densa, matura, riconoscibile, tale da poter incarnare, come già segnalato su questo medesimo sito web (quando cioè abbinata alla voce o alla parola come in un recente concerto con Gabriella Colecchio), un futuro possibile – ma arricchito da agglomerati e stratificazioni storiche – alla forma e alla possibilità di una canzone napoletana del futuro. Naturalmente la scrittura di “Mermaid” è esauriente, mostra abilità anche virtuosistiche, e si chiude magnificamente con una frase aforistica, sospesa, in modo maggiore, resa con grande dolcezza.
La prima parte del concerto termina con la Romanza e Andantino variato di Paganini: qui, nell’ultima variazione, auspico d’attenuare la tentazione virtuosistica, e sublimarla come negli altri brani. Sempre in Paganini, il tema è reso con grandissima efficacia e pare dialogare metaforicamente con le atmosfere della tradizione classica della canzone partenopea. Dopo una breve pausa, il ‘fil rouge’ programmatico del concerto – da me ipotizzato – pare subito richiamato dalle Sonate di Scarlatti. Segue, quale medaglione di gran resa melodica, il “Moderato” di Gennaro Caruso che strizza l’occhio al genere della colonna sonora, un brano davvero bello e vicino alle estetiche funzionaliste. Ultima, in scaletta, una silloge da Rodrigo, laddove Cristina Galietto conquista definitivamente tutto il pubblico, che esplode anche tra un brano e l’altro in calorosi applausi. Segnalo infine un bis che non conoscevo: “Shadow box” di Darragh O’Neill: credo che l’interpretazione di Cristina Galietto potrebbe sorprendere anche l’autore per innovazione, velocità, attualità (qui se ne può ascoltare una versione ‘autentica’: https://www.youtube.com/watch?v=egm23aIYaOo ).
Il prossimo concerto vedrà quali protagonisti, il 23 settembre, sempre alle 20,30, a Napoli alla Domus Ars, Max Fuschetto, Enzo Amato, Pasquale Capobianco e Cosimo Morleo, con inedita prosecuzione del progetto intitolato “Ars Contemporanea”.

Il compositore Enzo Amato con la concertista Cristina Galietto
Il momento d’apertura della stagione della “Domenico Scarlatti”
Cristina Galietto durante il backstage

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