Papa Francesco da più potere ai laici. In vigore dal 5 giugno la “Praedicate Evangelium”, nuova Costituzione della Curia

Un testo che è frutto di un lungo lavoro collegiale ispirato, come è stato, anche dagli incontri del pre-conclave che si tenne nel 2013 e che ha coinvolto il Consiglio dei Cardinali incontratisi dall’ottobre 2013 al febbraio del 2022. Ma i contributi sono arrivati anche, come voluto dal Papa stesso, dai vari contributi delle Chiese di tutto il mondo. Lunedì 21 marzo alle 11.30 il testo della “Predicate Evangelium“, la nuova Costituzione della Curia arriva nella Sala Stampa della Santa Sede portato dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, da monsignor Marco Mellino, segretario del Consiglio di Cardinali, e dal padre gesuita Gianfranco Ghirlanda, canonista, professore emerito della Pontificia Università Gregoriana.


di egidio della pietra


La nuova Costituzione della Curia è stata appena promulgata dal Papa volutamente nel giorno della solennità di San Giuseppe. Un testo corposo ed impegnativo che contiene e sistematizza diverse riforme tutte già attuate in questi anni. Tempo poche settimane e la “Predicate Evangelium” entrerà in vigore il 5 giugno, il giorno in cui per la Chiesa è Solennità di Pentecoste. Con la nuova Costituzione la Chiesa cattolica darà una struttura più missionaria alla Curia affinché sia sempre più al servizio delle Chiese particolari e dell’evangelizzazione. Sono state unificati i dicasteri della Propaganda Fide e il Pontificio Consiglio per la nuova Evangelizzazione. Il prefetto sarà il Papa.

La nuova Costituzione apostolica sulla Curia romana e il suo servizio alla Chiesa e al mondo “Praedicate evangelium” è il risultato di un lungo percorso di ascolto che ha coinvolto le Congregazioni generali tenutesi anche prima del Conclave del 2013. Il novo testo andrà a sostituire la “Pastor bonus” che Giovanni Paolo II promulgò il 28 giugno 1988 e fece entrare in vigore il 1 marzo 1989 costituita, com’è, da 250 articoli. La nuova Costituzione apre la strada di fatto ad una riforma avviata già nel corso degli ultimi nove anni. Con l’intento di attuare una maggiore democrazia e di un più forte coinvolgimento dei laici, nel nuovo testo si sottolinea che “la Curia romana è composta dalla Segreteria di Stato, dai Dicasteri e dagli Organismi, tutti giuridicamente pari tra loro”. Viene, per esempio, istituito il Dicastero per il Servizio della Carità, rappresentato dall’Elemosineria, che assumerà un ruolo più significativo all’interno della stessa Curia: “Il Dicastero per il Servizio della Carità, chiamato anche Elemosineria Apostolica, è un’espressione speciale della misericordia e, partendo dall’opzione per i poveri, i vulnerabili e gli esclusi, esercita in qualsiasi parte del mondo l’opera di assistenza e di aiuto verso di loro a nome del Romano Pontefice, il quale nei casi di particolare indigenza o di altra necessità, dispone personalmente gli aiuti da destinare”. Una nuova Costituzione apostolica che ordina, così disponendoli, i Dicasteri dell’Evangelizzazione, della Dottrina della Fede e del Servizio della Carità. Si accorpa la Commissione per la tutela dei minori al Dicastero per la Dottrina della Fede. Ma la parte fondamentale del documento è senza dubbio quella che riguarda i principi generali. Si sottolinea lì che, per esempio, ogni cristiano è un discepolo missionario. E diventa “fondamentale, tra i principi generali, la chiara specificazione che tutti – e dunque anche fedeli laici e laiche – possono essere nominati in ruoli di governo della Curia romana, in forza della potestà vicaria del Successore di Pietro: “Ogni cristiano, in virtù del Battesimo, è un discepolo- missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù. Non si può non tenerne conto nell’aggiornamento della Curia, la cui riforma, pertanto, deve prevedere il coinvolgimento di laiche e laici, anche in ruoli di governo e di responsabilità”.

Il testo insegue la costruzione di un legame più forte e stabile tra Curia romana e Chiese locali. “La Curia romana non si colloca tra il Papa e i Vescovi, piuttosto si pone al servizio di entrambi secondo le modalità che sono proprie della natura di ciascuno”. Non meno il valore sottolineato della spiritualità che non deve mai venir meno: i membri della Curia romana sono “discepoli missionari”. Ai sinodi si affida un ruolo centrale: sono momenti in cui il lavoro usuale della Curia romana diventa un percorso collegiale da sviluppare sempre di più. Il nuovo testo rimodula anche le funzioni della Segreteria di Stato come “segreteria papale”. Il mandato dei chierici e dei religiosi in servizio nella Curia romana diventa quinquennale e può essere rinnovato per un secondo quinquennio, concluso il quale essi tornano alle diocesi e alle comunità di riferimento: “Di regola dopo un quinquennio, gli Officiali chierici e membri degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica che hanno prestato servizio nelle Istituzioni curiali e negli Uffici fanno ritorno alla cura pastorale nella loro Diocesi/Eparchia, o negli Istituti o Società d’appartenenza. Qualora i Superiori della Curia romana lo ritengano opportuno il servizio può essere prorogato per un altro periodo di cinque anni”. Sotto l’insegna, pur cauta, della parola cambiamento, la nuova Costituzione della Curia romana ha ben evidente al suo interno la volontà di Papa Francesco che lavora per una Chiesa di Roma la più “democratica” possibile e la più vicina al suo popolo di fedeli sparsi in ogni angolo del mondo.

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