Da Mussolini a Putin: pacifisti, comunisti, fascisti e “intellettualoidi” rivivono iosa. Ne parla Antonio Scurati

“Vivo la mia partecipazione come una spinta di impegno civile. Sono convinto che questo libro possa contribuire al risveglio di una coscienza democratica”. Così Antonio Scurati aveva scritto, ufficializzando, tre anni fa attorno alla candidatura del suo romanzo «M. Il figlio del secolo» al premio Strega 2019 che poi avrebbe vinto. Poche settimane fa è uscito il continuo di una trilogia sulla quale molti hanno scritto cose diverse da diverse angolazioni. In una bella intervista di Francesco Olivo pubblicata su “La StampaAntonio Scurati tratta quei temi alla luce di quello che sta accadendo in Ucraina in queste settimane e Putin ha tanti tratti che aveva Mussolini, gli italiani (fascisti e comunisti) di allora hanno tanti tratti in comune agli italiani di oggi che fanno dissertazioni d’ipercritica a metà strada tra il pacifismo, l’antiamericanismo ed altre raffinate simulazioni.


Gli italiani, ahinoi o per fortuna, amano spesso dissertare con grande passione in stile salotti radical chic, comodamente seduti sugli schemi dei quali sono sovente prigionieri, su tutte le questioni di più cogente attualità. Lo stanno facendo anche, in misura assai minore e più imbarazzata, oggi davanti agli orrori della invasione russa in Ucraina a cui si legano temi cruciali che vanno alle radici del nostro essere popolo: Putin è pari a Mussolini con le dovute differenze di colore politico. Nero era, in ordine di tempo, il primo; rosso è il secondo ma il risultato non cambia. Le derive del comunismo (esattamente come quelle del fascismo) in Italia non sono affatto morte. Anzi. Tutte le volte che si può esse rinascono in menti radical chic che fanno dell’ipercritica un metro di giudizio. E che giudizio! In mezzo sta anche il pacifismo italiano che spesso è figlio di altrettante raffinatezze mentali, anch’esse a proprio agio nei salotti mentali, borghesi o finti tali. Così si può essere antiamericani come si è stati anti vaccini e si prosegue con gli anti perché fa più ardita la riflessione e più raffinato ancora il pensiero. Nel frattempo, il dittatore russo sta distruggendo l’Ucraina e per molti è “anche” colpa della Nato, quindi dell’America, quindi dell’Europa. L’Ucraina resiste e se resiste la responsabilità è, secondo i radical chic vetero comunisti o anche nostalgici, dell’Occidente che le fornisce armi. Sono quelli per i quali, certo, Putin ha torto ma non fino in fondo perché è stato provocato dalla Nato. Come se gli ucraini, a giudizio di chi li osserva, dovessero essere sempre marionette nelle mani di qualcuno (i russi, gli americani o gli europei) e non avessero la libertà e una volontà propria che esige scelte da fare e che sta dando forza alla resistenza di cui in queste settimane sono capaci. Antonio Scurati, scrittore e regista, poche settimane fa ha dato alle stampe un altro volume della sua trilogia ma, come per gli altri volumi, prima di mettersi a studiare la vita di Benito Mussolini, Antonio Scurati ha analizzato in profondità la guerra ed i suoi effetti sull’opinione pubblica che, ob torto collo, ha raccontato. Quegli scritti, che potrebbero essere ripubblicati presto, sono tornati tragicamente di attualità con l’invasione russa. Già. E qualcuno, in più di un’occasione, ha accostato quegli eventi che sconvolsero allora l’Europa ed il mondo a ciò che stiamo vedendo oggi con Putin in Ucraina. Un paragone che fatica a farsi del tutto identico. Eppure ritorna.

«Sono refrattario ai paragoni storici – afferma con decisione Scurati – ma ci sono dei tratti di agghiacciante simmetria tra la condotta pratica e verbale di Putin nel momento in cui invade l’Ucraina e quella di Hitler quando aggredisce prima la Cecoslovacchia e poi la Polonia. Partire dall’abbandono della politica da parte di Putin. Anche Hitler dal ’38 non ragiona in termini politici, ma escatologici, apocalittici e religiosi. Crede di andare incontro a un Armageddon con un nemico mortale che prevede. Temo che Putin stia ormai dentro questa dimensione e che ogni tentativo di comprendere le sue mosse in termini politici manchi il bersaglio.

«Il pretesto delle minoranze da tutelare, Hitler fece lo stesso con i sudeti e poi con Danzica. Poi c’è l’azione pervicace che Putin porta avanti: ha cominciato in Cecenia, poi ha bombardato la popolazione civile della Georgia, poi ha preso la Crimea, ha usato le armi chimiche in Siria e adesso l’Ucraina. È la stessa metodica determinazione di Hitler che annette l’Austria, poi la Cecoslovacchia, poi la Polonia. E ogni volta chi lo sta a guardare ha la tentazione di dire che non si spingerà oltre. Messa in una prospettiva storica, la minaccia putiniana porta con sé questo monito. Se non fosse fermato, e in parte già lo è stato, in Ucraina si può pensare che avrebbe proseguito con i Paese baltici». E qui si gioca già il primo nodo che sta impegnando il dibattito in Italia nell’area dei qual salotto intellettuale di cui abbiamo menzionato. Dobbiamo aiutare con le armi l’Ucraina come stiamo facendo o, al contrario, farla conquistare da un aggressore che non si fa scrupoli ad uccidere civili per affermare il suo primato? E se così facciamo potrebbe continuare il piano d’espansione che Putin, il comunista, ha in mente esattamente come accadde con il nazista Hitler? Scurati non ha dubbi.

«Sì. Intendiamoci, la probabilità di un’estensione del conflitto al mondo intero non è la stessa del 1938. Ma sulla questione ucraina si potrebbe applicare la magistrale sintesi di Churchill quando dopo la Conferenza di Monaco fulminò Chamberlain dicendo “dovevate scegliere tra la vergogna e la guerra. Avete scelto la vergogna, avrete la guerra”. Vale anche per le mire di Putin. L’Ucraina non aveva scelto di entrare nella Nato, come dice qualche fautore del pacifismo a ogni costo, spero in buona fede. Non c’è nessuna procedura per l’ingresso. La neutralità che si invoca è scritta nella Costituzione ucraina. Gli ucraini aspirano a condividere i nostri valori e gli stili di vita democratici e liberali. È in quel momento che la Russia di Putin ha deciso la guerra. È tutto leggibile nella logica neozarista: qualunque cosa l’Ucraina avesse fatto che non fosse stata abdicare completamente a se stessa avrebbe avuto la guerra. Qui avremmo dovuto chiederci: l’abbandoniamo o la sosteniamo?. Sono pacifista e il massimo che posso auspicare è la sua deposizione al termine di una congiura di palazzo. Anche senza Putin però, la questione russa rimarrebbe: un grande e glorioso Paese che non solo non è Europa per storia politica, ma che ne è un antagonista. Fino ad alcuni mesi fa alcuni sostenuto che la Russia doveva diventare un alleato dell’Italia. Un’idea sciagurata che alcuni leader dei partiti populisti hanno sostenuto».

Intanto dal cilindro del trasformismo italiano Salvini, per il quale Putin era il miglior politico al mondo, è costretto a fare marcia indietro. «Questa forma di spregiudicato camaleontismo e questa prontezza a tradire qualsiasi principio – prosegue Antonio Scurati – erano le caratteristiche di Mussolini, e in fondo la sua forza. Non del Mussolini fascista, ma dell’inventore della leadership populista. In questo c’è una continuità evidente. C’è la caratteristica fondamentale del populismo: non avere idee proprie, ma solo tattiche. Riempirsi dei rancori momentanei della gente e da quelle esalazioni lasciare che venga guidata la propria linea politica. Oggi Putin è in disgrazia presso l’opinione pubblica italiana? Si può anche andare al confine a fingere di essere anti putiniano. C’è un tratto caricaturale, ma in realtà c’è l’arma segreta del populismo, il fatto di avvalersi di quella che Mussolini definiva “supremazia tattica del vuoto”. Un vuoto che va riempito con gli umori momentanei per riscuotere il dividendo politico del momento.

L’opinione pubblica è impreparata alla guerra. Questo è sicuro. A ogni nuova guerra che lambisce l’Occidente, ci scopriamo sgomenti e impotenti. La mia tesi è che c’è stata una trasformazione nel nostro rapporto con la guerra. Dalla prima guerra del Golfo siamo diventati di fatto degli spettatori, la guerra diventa uno spettacolo per famiglia. Abbiamo perso la consapevolezza che le guerre esistono e questo ci impedisce di agire in termini civili e politici. E restiamo indifferenti come dei telespettatori. La novità però qui è la risposta delle istituzioni internazionali e anche di qualche grande azienda. Il pubblico italiano sta rispondendo in maniera emotiva. Ma non è una risposta adeguata. Le immagini che arrivano dall’Ucraina non possono contribuire ad una vera presa di coscienza. Sono critico su questo. Usare immagini della sofferenza altrui istituisce un orizzonte mediatico all’insegna dell’oscenità e non più della tragicità.

La Russia rispolvera vecchi legami. Alcuni intellettuali dicono di andare oltre le emozioni per capire ma non è a caso. «Da una parte- riflette sul tema Antonio Scurati – c’è un riflesso pavloviano di antiche affiliazioni con la Russia e di avversità alla Nato, tipico della cultura comunista. Ma soprattutto c’è un autocriticismo ossessivo da parte dell’intellettuale d’Occidente, che sfocia in forme nevrotiche. Intendiamoci: la critica e l’autocritica sono il cuore stesso dell’Occidente, sono il titolo di nobiltà intellettuale. Però questo autocolpevolizzarsi in maniera smodata è una degenerazione che si iscrive all’interno della cancel culture. Mi ha sorpreso la volontà di potenza che si esercita con l’invasione, la forte territorialità della strategia militare. Un altro punto è interessante: il disinteresse di Putin verso gli effetti mediatici della guerra, per cui se per vincere si deve bombardare un ospedale pediatrico, si bombarda senza problemi, potendo contare sul totale controllo dell’opinione pubblica interna. Gli Stati Uniti dal Vietnam in poi hanno fatto il contrario. Queste cose sembrano indicare un ritorno a un passato che credevamo sepolto».

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