E se per rifondare l’Europa partissimo dal nuovo patto di stabilità che occorre fare?


di Laura Garavini* |


Caro direttore,
la risposta europea alla pandemia ha rappresentato il momento più alto di solidarietà e condivisione tra Stati. E ha interpretato al meglio i valori fondanti dell’Unione, traducendosi in azioni concrete. A partire dal fondo Sure contro la disoccupazione, e dal rafforzamento del budget pluriennale della Ue, per finanziare gli Stati membri e uscire dall’emergenza. Ma soprattutto con la mutualizzazione del debito e il Next Generation Eu, il programma di finanziamenti per la ripresa economica nei Paesi dell’Europa. L’adozione di tali misure ha rappresentato un momento epocale, di quelli la cui portata si capisce solo a distanza di anni e con la lente di ingrandimento della storia. Quella lente che ci aiuta a mettere meglio a fuoco la forza delle politiche adottate, grazie agli effetti prodotti. L’Europa ha dimostrato di saper essere solidale.

Di saper prendere per mano chi rischia di rimanere indietro. Questa è l’Europa dei popoli che abbiamo sempre immaginato, anche se per decenni si è faticato a metterla in campo. Negli ultimi due anni, invece, grazie all’emergenza sanitaria si è riusciti a realizzarla. Adesso si tratta di continuare su questa linea. Le istituzioni europee hanno elaborato proposte comuni per far fronte alle enormi conseguenze sanitarie, economiche e sociali del Covid e fornire il sostegno finanziario necessario a difendere popo- lazioni e attività produttive. Ma le iniziative prese da Bruxelles non devono rimanere un gesto isolato. È necessario che diventino politiche strutturali. Che portino a superare le regole troppo rigide imposte fino a oggi dal Patto di stabilità, puntando piuttosto a investimenti in politiche espansive, che spingano la crescita pur mantenendo il controllo dei conti pubblici. In maniera tale che l’Unione superi quei lacci che, in passato, ne hanno frenato lo sviluppo e riesca a diventare più forte e coesa.

Per questo, è giusto dare ascolto a quanto suggerito dal premier Mario Draghi, nella lettera aperta scritta al ‘Financial Times‘ insieme al presidente francese Emmanuel Macron. Nella quale si dice che certamente bisogna ridurre i propri livelli di indebitamento. Ma non si riesce a farlo attraverso tasse più alte o austeri tagli alla spesa sociale. Né è il caso di soffocare la crescita attraverso aggiustamenti di bilancio impraticabili. La strategia giusta, piuttosto, consiste nel promuovere riforme strutturali ragionevoli. In grado di promuovere la crescita e mantenere sotto controllo la spesa pubblica. Il documento italo-francese ci ricorda come una graduale riduzione dell’indebitamento possa essere compatibile con un approccio espansivo, che sappia rimuovere ciò che frena la crescita senza soffocare la spesa sociale.

La lettera ha il merito di porre l’accento sulla necessità di rivedere le attuali regole di bilancio, che in parte appaiono ormai superate e poco funzionali agli scenari futuri. Bisogna superare un approccio basato meramente sull’austerità, puntando con forza su investimenti pubblici sostenibili. È proprio la crisi prodotta dal Covid che ha evidenziato come diverse regole siano ormai superate. Il rapporto debito-Pil ad esempio può dirsi anacronistico. A oggi viene richiesta una soglia al 60%, mentre la media europea si attesta da tempo su valori molto maggiori. Tra le ipotesi di superamento delle regole comunitarie bisogna inoltre ripensare il percorso di rientro per chi sfora quel tetto.

Serve un meccanismo attraverso il quale risanare il forte debito pubblico di un numero crescente di Paesi. Attualmente ogni anno i Paesi oltre-soglia devono ridurre il debito di un ventesimo della quota eccedente. Una missione ai limiti del possibile non più solo per Paesi come Italia e Grecia, ma anche per la Francia e molti altri. Ma che, soprattutto, rischia di rivelarsi autodistruttiva, in un momento in cui c’è la necessità di puntare sugli investimenti per uscire dalla grave crisi, anche economica, prodotta dal Covid.

Un vincolo che potrebbe azzerare la ripresa e la crescita. Nella lettera di Draghi e Macron c’è un giusto monito: «Così come non abbiamo permesso che le regole ostacolassero la nostra reazione alla pandemia, allo stesso modo non dovranno impedirci di intraprendere gli investimenti necessari». Ecco la strada: crescere, investire, riformare. Abbiamo davanti l’occasione di poterla percorrere. Sprecare questa opportunità sarebbe un errore. Uno di quegli errori che gli europei del futuro non ci perdonerebbero quando, tra qualche anno, ci guarderanno con la lente di ingrandimento della storia.

*Senatrice di Italia Viva, vicepresidente Commissione Esteri

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