Da Draghi a Giorgia Meloni. Se l’Italia sia diventato davvero un Paese “normale”

Domenica 23 ottobre 2022, la data è già nei libri di storia. Come ieri, giorno del giuramento. Come la sera del 25 settembre quando dalle urne è uscito un responso epocale: gli italiani hanno votato in maggioranza chiara e netta gli “eredi” del Fascio che ci mise in dittatura, i nostalgici del Duce, quelli che la fiamma tricolore che fu di Giorgio Almirante e di altri missini non l’hanno mai tolta dal loro simbolo. Ora che la destra è ufficialmente al potere, l’Italia scopre, per la prima volta, che l’alternanza tra una sinistra e una destra è possibile. Ma anche che essere di destra in Italia non vuol dire essere fascista. E che il 25 aprile, festa della Liberazione dalla dittatura fascista di Mussolini e dalla guerra, è una festa di tutti che si sia a destra o a sinistra perché riannoda quel passo a partire dal quale tutto fummo liberi dalla dittatura. Ecco una sintesi e la breve cronaca di un passaggio epocale…


di francesco de rosa


In un’assolata domenica d’ottobre 2022 Palazzo Chigi è stato, come da protocollo, il contesto della tradizionale cerimonia della campanella. Si è trattato, di fatto, dell’ultimo atto da presidente del Consiglio per Mario Draghi che ha guidato l’Itala in mesi difficili portandola con maestria fuori dal guado come solo lui poteva e sapeva fare. Le ha ridato quella credibilità a cui l’Italia può ambire in Europa e nel mondo. Così dopo le foto di rito, Draghi e Meloni si sono confrontati in un lungo colloquio riservato durato circa un’ora e mezza tal che solo al termine dell’incontro si sono rimessi in posa per la “cerimonia della campanella”. Alle 12:30 era programmata la prima riunione del Consiglio dei ministri del nuovo governo.

Un passaggio di consegne che, di fatto, è stata l’ultima delle procedure prima che il cammino del nuovo governo venuto dalle urne dello scorso 25 settembre potesse iniziare davvero. Come dire che anche questo è una delle porzioni della narrazione entrata già nella storia. Come ieri quando il valore simbolico di un giuramento, che si è svolto ieri al palazzo del Quirinale, è stato lampante. E non tanto e non solo perché, per la prima volta, è stata una donna a giurare da Presidente del Consiglio dei Ministri. Più importante di questa evidenza, la vera novità riguarda, senza dubbio, l’idea, corroborata dai fatti di questi giorni, che in Italia una vera alternanza tra destra e sinistra può essere possibile a partire da oggi. Che da oggi non sarà più automatico abbinare alla destra il termine “fascista” come fosse un veto a vita per tenerli fuori la porta del potere democratico. Gli eredi del Fascio ora sono dentro le stanze del potere e saranno, come è giusto che sia, messi alla prova dalle mille tentazioni di una destra che pure occorre vada ad evitare la direzione e il glossario del sovranismo, l’esaltazione del concetto di patria che tanto ricorda il ventennio del Duce Mussolini o altri cardini/parole d’eredità fascista. Se riusciranno a fare bene e dare il loro apporto alla democrazia italiana sarà un passo avanti per la nazione e l’Italia sarà davvero entrata nella modernità politica del contemporaneo. Così come se alcune date (come saggiamente ha auspicato Liliana Segre nel corso della prima seduta del Senato della Repubblica) saranno date cruciali ed importanti per tutti. Compresa quella del 25 aprile quando ci liberammo dalla dittatura fascista e iniziò la democrazia.

Intanto è proprio a partire dal giuramento che la nuova presidenza del Consiglio e i nuovi ministri assumono formalmente le proprie responsabilità di governo. Con l’atto di oggi Mario Draghi è uscito di scena da Palazzo Chigi dopo un incontro fitto durato più di un’ora in “modalità riservata” tra il presidente del Consiglio uscente e la nuova responsabile del governo al termine del quale Mario Draghi ha lasciato poi Palazzo Chigi. Un momento intenso sottolineato dal lungo saluto con tanto di applausi nel cortile di Palazzo Chigi che gli ha voluto tributare tutto il personale della presidenza del Consiglio che si è affacciato alle finestre. Quasi come a voler tributare, a nome di tutti gli italiani, un sentito e commosso ringraziamento anche per il vanto che la sua presenza a Palazzo Chigi ha portato all’Italia oltreché, per la saggezza e l’autorevolezza con cui egli ha saputo guidare il Paese in un momento difficile che non è affatto finito. Toccherà ora a Giorgia Meloni fare un buon lavoro (con i nostri più cari auguri) e non perdere tutto il buono avviato, in questi mesi, né la credibilità che l’Italia ha riconquistato con Mario Draghi al governo.


Alcuni scatti della giornata

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