La Grande Distribuzione Organizzata oggi in uno studio di Mediobanca

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di francesco de rosa |


Era chiaro quasi subito. Il 2020 sarebbe stato l’anno della più grande crisi economica dai tempi della seconda guerra mondiale. E così è stato. Interi settori sono stati messi in ginocchio dalla crisi innescata dalla pandemia del Covid-19 ancora in corso con la sua terza ondata in Italia. Ma è il mondo intero che sta facendo i conti con essa. L’evento è planetario. L’emergenza, però, per alcuni settori si è trasformata presto in un volano di crescita e sviluppo. Tra questi c’è la GDO alimentare che chiude il 2020 con un progresso del 5%, di cui l’1% attribuibile all’esplosione del canale online. Il dato è solo uno degli aspetti che emergono dall’indagine economica dal titolo “La Gdo dopo la bolla del 2020” realizzata dall’Area Studi di Mediobanca. Il report sottolinea come, all’interno della Grande Distribuzione, i comparti che hanno registrato la crescita più marcata sono i Discount (+8,7%), i Super (+6,8%) e i Drugstore (+6,6%). In questo report l’Area Studi Mediobanca parla di una crescita del 5% nel 2020, ma per il 2021 è previsto un ripiegamento dell’1,6%. Di un boom per l’e-commerce con tanto di classifiche per quota di mercato, vendite e utili con Lidl regina di vendite ed Esselunga di utili.

Intanto, per molti osservatori la GDO stava iniziato a mutare ancora prima del lockdown. Non a caso dal 21 febbraio dello scorso anno, giorno della notizia dei primi casi di Covid-19 a Codogno, la filiera del largo consumo veniva sottoposta a massicci sconvolgimenti. In questo settore Esselunga rappresentava già il primo gruppo per utili nel panorama della grande distribuzione italiana. Anche questo è un risultato che emerge dalla ricerca condotta dall’Osservatorio sulla Gdo italiana e sui maggiori operatori stranieri di Mediobanca. E proprio Esselunga, con 15.794 euro per mq, nel 2018 risultava anche la prima a livello internazionale nelle vendite per metro quadro di superficie, precedendo l’olandese Ahold Delhaize (14.161 euro per mq), le britanniche J Sainsbury (13.774 euro) e Tesco (10.690 euro), le australiane Woolworths (10.133 euro) e Wesfarmers (9.987 euro), le cooperative svizzere Migros (9.891 euro) e Coop Group (8.364 euro) e la spagnola Mercadona (9.069 euro). Sotto la media sono invece le cooperative italiane Coop (6.036 euro) e Conad (5.840 euro), pur superando le cooperative tedesche Rewe (5.384 euro) ed Edeka (4.743 euro).

Restando dentro i nostri confini geografici, nel 2020, per esempio, Conad si piazza al primo posto della classifica relativa alla quota di mercato, con il 14,8%. Seguita, in seconda posizione, da Selex con il 13,7%. Terza Coop, arrivata al 12,9%. Mediobanca osserva come le posizioni siano cambiate nel corso dell’ultima decade: a paragone nel 2011, le Coop erano il primo gruppo con il 15,3%, seguite da Conad al 10,6% e da Selex all’8,1%.

L’Osservatorio e-commerce di Netcomm, riporta i dati della ricerca, specificando però che essi si riferiscono al periodo precedente l’attuale emergenza sanitaria che ha avuto un impatto rivoluzionario su tutti i settori, compresa la GDO, in particolare penalizzando gli ipermercati e facendo impennare le vendite online. Così il paniere di spesa andava modificando.

Proprio l’e-commerce che dopo il +134,4% registrato nel 2020, nel 2021 è atteso in crescita del 61,6% per un trand destinato a crescere nel tempo con un aumento che consentirà al settore di arrivare arrivare al 3% del mercato già a fine 2021: due anni in anticipo rispetto al 2023 che si prevedeva prima della pandemia. “Si tratta tuttavia di un segmento che continua a registrare margini negativi per oltre il 10%”, sottolinea comunque Mediobanca

Lo studio di Mediobanca traccia un corso ben più lungo dell’anno Covid 2020 o di quello precedente la pandemia. Lidl Italia, in questo scenario, per esempio, è campione di crescita delle vendite tra il 2015 e il 2019: +8,7% medio annuo, seguita da Eurospin e Agorà appaiate al +7,6%. Segue il trio LilloMD (+6,9%), VéGé (+5,3%) e Crai (+5,2%). In termini di redditività del capitale investito (Roi) su tutti c’è Eurospin (20,2%), seguita da LilloMD (16,5%), Agorà e Lidl Italia al 12,9% e Crai all’11,9%. Gli altri operatori seguono di poco sotto la doppia cifra. Li capeggia VéGé al 9,1%.

Esselunga (Supermarkets Italiani) torna ad essere la regina di utili cumulati negli anni 2015 e fino al 2019: 1.340 milioni. La segue Eurospin con 1.016 milioni, Conad con 879 milioni e VéGé con 839 milioni. dagli utili alle perdite i passo è breve se cambia il segno davanti ai numeri che Mediobanca offre. Carrefour qui accumula perdite per 603 milioni, Coop per 252 milioni. Coop Alleanza 3.0 risulta essere la maggiore cooperativa italiana con vendite nel 2019 pari a 4.043 milioni. la segue PAC 2000 A (Gruppo Conad) a 2.851 milioni e Conad Nord Ovest a 2.586 milioni che precede Unicoop Firenze a 2.320 milioni.

Variazione cumulata del fatturato e occupati (2015-2019)

Oltre i numeri degli utili o delle perdite, il pregio dello studio di Mediobanca sta anche negli interrogativi che esso pone e si pone. Per esempio. Se questo succedeva prima della pandemia e cioè negli anni che vanno dal 2015 al 2019, in che modo il Covid-19 ha modificato le abitudini di acquisto nella GDO? E quanti di questi cambiamenti sono destinati a durare? La società di ricerche di mercato e analisi del Largo Consumo IRI con lo studio “Covid-19: il Largo Consumo tra forti discontinuità ed accelerazioni” analizza la portata dell’impatto che la pandemia ha avuto sulla GDO e sui principali fattori che nei prossimi mesi influenzeranno l’intero comparto. Nello studio emerge che il Covid 19 è stato di fatto un gigantesco «stress test» perché ha costretto la filiera a far fronte in tempi brevissimi, a ondate successive e massicce di acquisti. Si legge: “La gran parte delle categorie del Largo Consumo Confezionato è stata sottoposta ad elevatissimi tassi di crescita della domanda che si è riversata nei canali della Distribuzione Moderna ma anche nel canale online, che è stato caratterizzato da un’ondata di acquisti senza precedenti”.

Come dal grafico sopra, un capitolo a parte lo ha meritato, nello studio, la sostenibilità delle imprese della GDO. Che in Italia, per esempio, non ci sono report dedicati se non per il 62,5% del totale contro il 96,4% rilevato nei gruppi internazionali. Ancora sui temi ambientali la quota di rifiuti differenziati è pari al 75,1% in Italia e al 71,7% all’estero. L’intensità energetica è allineata: circa 450 kWh per mq, ma i retailer italiani sono meno impattanti in termini di intensità carbonica: 136 kg di CO2 per mq contro 208 kg. Tuttavia i retailer italiani appaiono nella sostanza allineati ai grandi player internazionali. Il capitolo risorse umane porta altre cifre di sicuro interesse. Che, per esempio, nel 2019 la forza lavoro femminile è pari al 62,9% del totale in Italia contro il 60,3% dell’estero. Alla formazione di dedica ancora poco tempo in Italia. Le ore annue dispensate per essa ai dipendenti che ne hanno diritto ammontano solo a 16,3 in Italia mentre sono del 21,6 all’estero. l ricorso al part-time interessa il 52% dell’organico in Italia, il 43,8% all’estero.

Il tema centrale ritorna in molte pagine dello studio ed è quello di poter prevedere in quale direzione andremo. La crescita della GDO in Italia per il 2021 dovrebbe andare verso un ripiegamento dell’1,6%, mentre nel biennio 2020-2021 il risultato cumulativo dovrebbe portarci ad un +3,3%. La crisi delle grandi superfici invece continuerà: si prevede che esse perderanno ben il 4,8% nel biennio 2020-21. 

Il report, infine, sul profilo di un confronto che travalica i confini nazionali, sottolinea come nel 2020 sia aumentata la concentrazione del mercato italiano: la market share dei primi cinque retailer è ora del 57,5% contro il 52,8% del 2019. Il mercato italiano supera così quello della Spagna (50%), ma resta frammentato rispetto a Francia (78,1%), Gran Bretagna (75,3%) e Germania (75,2%). I dati preliminari dei grandi retailer internazionali quotati indicano infine vendite in crescita dell’8,3% nel 2020, con effetti molto positivi sui margini industriali (+17,1%) e sul risultato netto (+42,4%).

L’Area Studi Mediobanca con la nuova edizione dell’Osservatorio sulla GDO italiana e internazionale a prevalenza alimentare ha aggregato i dati economici e finanziari di 117 aziende nazionali e 27 maggiori player internazionali per il periodo 2015-2019. Per l’Italia la copertura è stata stimata pari al 93% del mercato. Lo studio ha compreso un approfondimento su 32 drugstore italiani e un focus sulla sostenibilità della GDO in Italia e all’estero. Persino sulle prime 20 macrocategorie del largo consumo per aumento di spesa. Ma oltre alla domanda eccezionale che cosa è successo? Il paniere della spesa è cambiato. Sicché appare chiaro che gli acquisti degli italiani si sono concentrati su prodotti confezionati di largo consumo a danno della quota parte degli alimentari freschissimi a peso variabile. Abbiamo assistito ad un forte calo della domanda dei reparti cosiddetti «non food», tra cui il cura persona (e in particolare la cosmesi) influenzata negativamente, come altre categorie, dalla mancanza delle occasioni di socialità come evidenziano i due prospetti che seguono. L’indagine completa è disponibile per il download sul sito mediobanca.com.

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