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Digitalizzazione Scolastica, il computer nelle scuole come prevenzione delle addiction (dipendenze digitali)


di sabatino coppola | digital coach


Quando si dichiara che a scuola si studia meglio grazie ai media digitali, non bisogna dimenticare che non esistono dimostrazioni di questa tesi. Le competenze relative ai nuovi media comprendono sia le abilità di tipo tradizionale, che si sono evolute attraverso la cultura dei media a stampa, sia le forme più recenti di competenze relative ai mass media e ai media digitali. I numeri ci portano a pensare che la comunicazione dei nuovi media soppianterà la lettura e la scrittura. In realtà come l’emergere della lingua scritta ha cambiato le tradizioni orali e la creazione dei testi stampati ha cambiato le nostre relazioni con la lingua scritta, l’emergere di nuove modalità digitali di espressione cambia il nostro rapporto con i testi a stampa. Oltre alle competenze di base, gli studenti moderni hanno bisogno di sviluppare le loro abilità di ricerca, devono essere in grado si accedere al Web come si accedeva ai testi scritti, imparare a prendere appunti e integrarli con fonti secondarie, dare un senso alle visualizzazioni scientifiche e cogliere le giuste informazioni, distinguendo la realtà dalla finzione e infine apprendere le capacità di costruzione di un ragionamento. Questo attraverso lo sviluppo di competenze tecniche che permettano di svolgere ricerche utilizzando le tecnologie. Quelle che vengono chiamate competenze sui nuovi media dovrebbero essere concepite come un’espansione delle competenze relative ai mass media, piuttosto che loro sostituti (Jenkins, 2010).

Quando negli anni ‘70 comparve il primo computer con le sue limitate capacità, vi fu un momento importante per l’avvio dell’integrazione nel campo dell’educazione. Agli insegnanti non piaceva, era come qualcosa di completamente estraneo alla classe ed era poco compatibile con il loro modo di insegnare del tempo. Negli anni ’80, con l’affacciarsi della globalizzazione anche a livello tecnologico, vi furono forti pressioni da parte delle industrie nelle scienze e nella tecnologia. Il docente venne coinvolto nella trasmissione di queste nel trasferimento di competenze più complesse attraverso l’uso del computer. Dagli anni 90 con l’arrivo della rete globale e l’evoluzione dei siti Web e di internet, il mondo era diventato una sorta di iper-spazio iperconnesso e il computer non divenne più solo uno strumento di apprendimento ma uno strumento di comunicazione sociale (Lowyck, 2015).

Gli studenti dovrebbero scoprire cosa si prova a contribuire con le loro capacità a un
processo che coinvolge una pluralità di intelligenze, un processo in cui si imbattono facilmente partecipando a blog, forum, chat, social network . Le istituzioni scolastiche stanno ancora lavorando per formare dei problem solver dotati di autonomia, mentre agli studenti che entrano nel mondo del lavoro viene sempre più chiesto di lavorare in team e di attingere diversi set di competenze e di collaborare per risolvere problemi (Jenkins, 2010).

L’inserimento dell’informatica nella scuola è una disputa a cui si è aggiunta la discussione circa l’introduzione delle nuove tecnologie, computer, tablet, lavagne elettroniche, e-book. Gli aspetti positivi non sono pochi, ormai ogni attività porta all’uso di un computer, anche chi non fa dell’elaborazione dati la sua professione, quindi sarebbe auspicabile che già a scuola si imparasse l’uso dei media digitali, in considerazione del fatto che non viene più visto solo come uno strumento di lavoro ma un vero strumento di apprendimento (Sptizer, 2012).

Uno studente non è solo il poter avere un computer sul banco di scuola, la competenza mediatica non si acquisisce usando un personal computer o navigando su internet, ciò che serve è un solida cultura di base generale, tanto che chi già ne dispone potrà grazie al Web informarsi in maniera più dettagliata e approfondita, chi invece non conosce ancora nulla non diventerà più colto attraverso i media digitali. Questo aspetto dovrebbe essere analizzato e studiato più attentamente dalle istituzioni e dai governi, perché lasciare campo aperto alle tecnologie, senza controllo alcuno, come abbiamo visto nei capitoli precedenti porta molto facilmente ad un abuso degli stessi. Lo stesso contributo empirico inserito in questo elaborato ha dato indicazioni significative di come l’uso di internet sia maggiore nei giovani, purtroppo non come strumento di studio o almeno non solo e spesso nella minima parte della loro giornata. Il computer, da strumento educativo e facilitatore per un inserimento nelle ICT (Information Communication Technology), rischia di trasformarsi anche in un nemico da combattere, un nemico che si è insinuato nelle nostre case/scuole troppo spesso senza che si fosse preparati ad un uso consapevole. Il futuro delle ICT va studiato, progettato e modulato per un inserimento che non debba purtroppo portarci troppo spesso a dover trattare patologie ma un progetto che renda le nuove generazioni non solo consapevoli, ma anche attente ai rischi che gli abusi possono causare. In tutto ciò è evidente che la scuola gioca un ruolo fondamentale, coinvolgendo anche i programmi di formazione degli insegnanti, che troppo spesso si trovano un passo indietro ai loro studenti nell’uso degli strumenti digitali, creando di conseguenza un grosso divario, primo tra le forme di apprendimento e insegnamento e secondo a un utilizzo solo ludico del computer, anche come sottolineato in precedenza per la mancanza di riscontri oggettivi e formativi nel mondo scolastico. Occorre predisporre una formazione del corpo insegnante al fine di accrescere le abilità, le competenze, le condotte e gli atteggiamenti, divenendo uno strumento di integrazione dell’individuo (studente) nella società, in modo che possa auto-realizzare e sviluppare un grado di consapevolezza sociale (Garavaglia, 2014).

Questa sezione non vuol essere disfattista nei confronti del Web, ma deve portarci a riflettere sulle conseguenze che la rete potrebbe avere sulle future generazioni, non ci si riferisce solo all’abuso che sfocia nelle addiction ma piuttosto sul nostro modo di vivere, lavorare, relazionarci e soprattutto apprendere. Il Web ci garantisce l’accesso istantaneo a una biblioteca di informazioni senza precedenti per dimensioni e sfera d’azione, ci rende facile una selezione all’interno di essa per trovare ciò che stiamo cercando o almeno di soddisfare i nostri scopi immediati, ma spesso si riduce la capacità di approfondire un argomento e di costruire nella mente quelle connessioni ricche che danno origine all’intelligenza personale (Carr, 2011)

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