Da una parte i leader europei che non nascondono l’esasperazione. Vedi Kaja Kallas che all’annuncio di un ennesimo piano di Trump (che gioca a mettere pace) ha detto in pubblico «Abbiamo già visto questa scena». Dall’altra parte Zelensky costretto almeno a provare se questo ennesimo Piano può funzionare per non sembrare egli chiuso al dialogo in momento difficile per l’Ucraina. Sta di fatto che questo nuovo Piano sembra far contenta solo la Russia che ne potrebbe uscire di fatto vittoriosa perché le si cedono tutte le cose che aveva chiesto e ancfhe di più.
Kaja Kallas lo ha detto giovedì ai giornalisti «Abbiamo già visto questa scena», l’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri non ha nascosto nulla quando parlava del nuovo piano in 28 punti per la fine della guerra in Ucraina, negoziato tra Stati Uniti e Russia senza coinvolgere né l’Ucraina né l’Europa: un’altra occasione in cui la Russia è riuscita a portare l’amministrazione statunitense di Donald Trump dalla sua parte. Le parole di Kallas rendono bene l’atteggiamento con cui buona parte dei leader europei ha accolto la notizia del piano: indignazione, ma anche un certo senso di esasperazione. Il piano non è stato reso pubblico ufficialmente, ma la sua esistenza è stata confermata dalla Casa Bianca, e ormai grazie al lavoro di giornalisti e diplomatici ne conosciamo il grosso del contenuto: prevede una resa quasi totale per l’Ucraina. L’Ucraina sarebbe costretta a cedere territori alla Russia e a rinunciare alla loro sovranità; a ridurre le dimensioni del suo esercito senza la possibilità di avere truppe alleate sul proprio territorio; e in cambio otterrebbe soltanto “garanzie di sicurezza” piuttosto deboli per la protezione da eventuali attacchi futuri. Il piano contiene anche elementi che sembrano una beffa: per esempio la ricostruzione sarebbe parzialmente affidata a una joint-venture tra Russia e Stati Uniti. In pratica la Russia, dopo aver distrutto il paese, potrebbe fare affari nella sua ricostruzione.
Zelensky indebolito dallo scandalo della corruzione
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, già indebolito dal grosso scandalo di corruzione che coinvolge alcuni membri del suo governo e consapevole di non poter irritare Trump, ha risposto alla notizia dell’accordo in maniera abbastanza conciliante, dicendo che è pronto a esplorare ogni «opportunità di diplomazia». Tra le altre cose ha detto anche che «l’Ucraina farà tutto il possibile perché nessuno al mondo possa dire che stiamo ostacolando la diplomazia». Zelensky ha capito dai precedenti negoziati con Trump che è molto pericoloso passare per quelli che ostacolano i suoi piani di pace. La reazione europea è stata un po’ più decisa, e accompagnata da insofferenza per essere stati esclusi ancora una volta dai negoziati. Nell’ultimo anno in più di un’occasione Trump – come si sottolinea sulle pagine de “il Post” – era sembrato adottare gli argomenti della Russia sull’Ucraina, e tutte le volte gli europei avevano cercato di fargli cambiare idea con diplomazia e lusinghe. Da ultimo era successo quest’estate, quando una delegazione di leader europei era andata alla Casa Bianca per convincere Trump che le proposte di pace del presidente russo Vladimir Putin sono inaffidabili. Allora sembrava aver funzionato: «Tutte le volte che parlo con Vladimir facciamo ottime conversazioni, ma poi non vanno da nessuna parte», aveva detto Trump. Ora sembra che non sia mai successo. «Un piano di pace di successo deve essere sostenuto dall’Ucraina e deve essere sostenuto dall’Europa», ha detto Kallas. «La pressione deve essere posta sull’aggressore, non sulla vittima. Compensare l’aggressione non farà che suscitarne di nuove». Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha detto in risposta al piano che «la pace non può essere una resa», mentre quello tedesco Johann Wadephul ha chiesto come prima condizione della pace un cessate il fuoco incondizionato della Russia. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha detto giovedì che il piano statunitense non è stato presentato ufficialmente, e che quindi è ancora presto per parlare, ma che «l’Ucraina rappresenta anche una barriera di sicurezza per l’Europa: se cade l’Ucraina aumentano i rischi per l’Europa e questo non possiamo assolutamente accettarlo né permetterlo».
Bisognerà capire che tipo di manovra diplomatica rappresenta il nuovo piano. Potrebbe essere un modo per riaprire i negoziati sulla fine della guerra, e quindi suscettibile di modifiche e trattative. Potrebbe essere un tentativo della Russia (da cui apparentemente sono arrivate le prime indiscrezioni) per distogliere l’attenzione dalle nuove misure contro l’economia russa che sia Europa sia Stati Uniti stavano discutendo proprio in queste settimane. Potrebbe anche succedere che Trump si spazientisca, e pretenda che gli alleati accettino il suo nuovo piano. Questa sarebbe l’opzione più difficile per l’Ucraina.


