Tutta colpa del suo libro o di Walter Lavitola che va a pensare di fare del bene a Ranucci. E intanto di Sigfrido Ranucci torna in auge il libro dell’estate tra scoop, amori e nessun senso del ridicolo. Le vette con le scene hard tra motel e divani letto. Il giornalista si paragona a Superman: «Cerco la limpidezza che rende il mondo degno di essere vissuto». Ce lo racconta Mario Ajello sul “Messaggero” il giornale di Angelucci che sta a destra e possiede molte testate.
Per fortuna c’è anche quest’estate il libro (lo Strega non c’entra) da leggere sotto l’ombrellone. Si tratta del memoir del 2024, sottovalutato a suo tempo ma piacque assai a Maurizio Landini che ne è stato uno dei presentatori, e che adesso sull’onda del caso Lavitola-Ranucci, l’autore è il secondo dei due, sta suscitando la curiosità di tutti. S’intitola «La scelta» (Bompiani) e non rendono onore a quest’opera gli stralci porno-kitsch usciti di recente sul web e di cui Ranucci ha detto: «Sono solo cose romanzesche, niente di vero». Il resto del libro parla molto, oltre che di scoop e di incontri (quello leggendario tra Renzi e lo 007 Mancini all’autogrill), di sentimenti. E parla di Io.
Chiamatemi Clark
Nelle prime righe, Ranucci si paragona a Superman, suo mito fin da bambino. «La forza di Superman – così si legge – è nei suoi sensi acuti». Ossia «lui sente cose che altri non riescono a percepire». Una differenza tra Superman e Sigfrido però andrebbe notata. Forse il primo sa scegliere gli amici meglio del secondo. Non si conoscono mense comuni tra Superman e Lavitola. Anzi, il super-eroe ha come sodale Jimmy Olsen, ragazzo solare e buono, fedele all’amicizia, l’opposto del tipo ambiguo alla Valter. Superman ha insegnato comunque a Sigfrido a «perseguire quella limpidezza che rende il mondo un luogo degno di essere vissuto». Ma davvero, tra i super-poteri di Clark Kent, c’è questo della trasmissione a Ranucci della linearità di comportamento? Le folle adoranti del conduttore di Report non avrebbero questo dubbio, se non stessero uscendo le storie che escono tra il Cefalù e Campo di Carne. Ma vabbè. «Il sole che, come per Superman, mi ricarica e mi aiuta a continuare siete voi, che insieme a me credete al valore della scelta»: così si rivolge l’autore ai suoi lettori. Che Lavitola avrebbe forse voluto trasformare in elettori, ma qui vogliamo restare nel campo della letteratura senza sconfinare in quello giudiziario.
Nel libro c’è Lui a Ground Zero. Lui e il crack della Parmalat. Lui contro Denis Verdini. E via così. Ma è la storia di un buono questa del Clark Kent di RaiTre. E tutta la sua bontà, al netto della spietatezza con cui persegue giornalisticamente i corrotti e i nemici del popolo, si snoda nelle pagine migliori di questo libro. Sono quelle, non poche, che hanno per protagonista Emilia. Il nome è di fantasia, trattasi di una insegnante, sposata, ed è la prima fonte dell’inchiesta di Report sul Miur. La relazione con Emilia è un trionfo di «sensi acuti» e Lui dopo un incontro passionale in uno squallido motel la fa parlare così: «L’avevo immaginato come un incastro perfetto. E la realtà in quel momento mi è semplicemente sembrata il prosieguo dell’immaginazione». No, non è una pagina di Melissa P («Dieci colpi di spazzola prima di andare a dormire») o di altri diari post-adolescenziali. Ma neanche se ne discosta troppo tra sguardi che bruciano, respiri affannosi e il piacere come evento epico. E fa sorridere, in un giornalista così esperto, la carenza di distanza ironica.
Un po’ sciupafemmine e un po’ scooppista, tante donne vorrebbero stare al posto di Emilia ad amoreggiare con Sigfrido mentre «un vinile fa suonare le note del notturno di Chopin», «viene aperto uno sgangherato divano letto» e «comincia il solito rito». «Sei con me completamente?», chiede lei. E Lavinia? Eccone un’altra. Pazza di Report e pazza di Lui. Le canzoni di Ultimo stringono il loro amore.
Eros e Sigfrido
Attenzione, se questo fosse un romanzo ci sarebbe poco da sorridere e magari lo stile Melissa P (per chi lo apprezza) potrebbe starci bene nonostante Sigfrido sia maggiorenne già da molti decenni (ha 65 anni). E invece questo volume vuole essere un saggio tosto e militante. Si legge nel retrocopertina: Sigfrido e Report ogni giorno si dedicano «a vagliare informazioni, collegare eventi, ascoltare voci per decidere come raccontare le notizie che qualcuno vorrebbe rimanessero sotto silenzio». Qualcun altro invece vorrebbe, per un senso di pudore da prestare a Ranucci, che rimanessero sotto silenzio i “sensi acuti” disseminati in queste pagine. Perché rischiano di essere un depistaggio (Lavitola ne converrà) visto che Sigfrido non è Eros.




