Mario Tozzi avverte sul caldo estremo quanto alberi e città più verdi aiutino, ma anche quanto senza ridurre le emissioni l’adattamento non sarà sufficiente.
Le estati sempre più calde stanno modificando il modo in cui viviamo le città, scegliamo le vacanze e proviamo a proteggerci dalle temperature estreme. Per il geologo e saggista Mario Tozzi, però, pensare di poter affrontare la crisi climatica soltanto adattandoci sarebbe un errore. Alberi, corridoi verdi, rifugi climatici e tecnologia possono ridurre alcuni effetti immediati, ma senza un taglio sostanziale delle emissioni arriverà un momento in cui gli strumenti oggi disponibili non saranno più sufficienti. E l’avvertimento dato in una intervista al Corriere della Sera ed è chiaro: «Da anni ogni estate ripeto che è la più calda di sempre, ma in futuro la ricorderemo come una delle più fresche e umide».
Mario Tozzi e il caldo estremo: perché la tecnologia da sola non ci salverà. La specie umana viene spesso descritta come particolarmente capace di adattarsi agli ambienti più diversi. Tozzi ridimensiona questa convinzione. La nostra capacità di resistere a condizioni difficili, spiega, dipende in larga misura dalla tecnologia e dalle infrastrutture costruite nel corso della storia. Il climatizzatore rappresenta un esempio immediato. Abbassa la temperatura negli ambienti interni e permette di affrontare giornate che, soprattutto nelle grandi città, possono diventare pesantissime. Nello stesso momento, però, espelle calore all’esterno e contribuisce ad aumentare la temperatura dello spazio urbano. Un albero produce un effetto profondamente diverso. Offre ombra, assorbe energia, contribuisce alla regolazione termica e migliora la capacità del territorio di reagire alle alte temperature. Per questo Tozzi invita a non confondere la possibilità tecnica di proteggerci temporaneamente dal caldo con una reale capacità di adattamento ambientale.
Più alberi nelle città: non bastano aiuole e interventi decorativi
La trasformazione delle aree urbane diventa quindi uno dei passaggi centrali. Piantare alberi, ridurre le superfici impermeabili, restituire spazio al terreno naturale e limitare la presenza continua di asfalto e cemento può produrre effetti importanti sulla temperatura delle città. Tozzi richiama esperienze già realizzate fuori dall’Italia. A Parigi, la presenza del verde è stata progressivamente rafforzata anche in luoghi simbolici del centro urbano. Nell’area dell’Hôtel de Ville e in altri punti della capitale francese sono stati realizzati interventi capaci di modificare concretamente il rapporto fra strade, piazze e vegetazione. Ancora più evidente il caso di Medellín, in Colombia, dove sono stati piantati circa 200 mila alberi e creati 35 corridoi verdi destinati a collegare diverse parti della città. Il principio indicato dal geologo è preciso: non serve distribuire qualche elemento naturale in maniera isolata. Il verde deve avere continuità. Per Tozzi occorrono veri «boschi orizzontali», capaci di attraversare il tessuto urbano e incidere sul microclima, piuttosto che soluzioni prevalentemente architettoniche o decorative.
Rifugi climatici, utili nelle emergenze ma non possono diventare la normalità
Durante le ondate di calore si è diffusa anche l’idea dei cosiddetti rifugi climatici: biblioteche, centri commerciali, cinema, edifici pubblici e altri spazi climatizzati nei quali trovare temporaneamente temperature più sopportabili. Sono strutture preziose soprattutto per anziani, persone con problemi di mobilità e cittadini maggiormente esposti agli effetti delle temperature elevate. Per Tozzi, però, devono conservare una funzione di protezione nelle situazioni più difficili. Pensare che intere popolazioni urbane possano trascorrere buona parte dell’estate spostandosi da un ambiente climatizzato all’altro significa accettare una città che non riesce più a rendere vivibili i propri spazi esterni. La risposta strutturale passa quindi dalla progettazione urbana: ombra naturale, alberature continue, suoli permeabili, edifici concepiti per limitare l’accumulo di calore e quartieri capaci di offrire condizioni meno severe anche nelle ore più calde.
Dalla montagna alle vacanze: gli italiani stanno già cambiando abitudini
Le temperature stanno incidendo anche sulle scelte turistiche. La montagna acquista sempre maggiore attrattiva durante i mesi estivi, con decine di milioni di presenze e una ricerca crescente di località capaci di offrire temperature più basse rispetto alle città e alle zone costiere nelle settimane più calde. Per Tozzi questo comportamento mostra quanto il cambiamento climatico sia ormai percepibile nella vita quotidiana.
Le persone modificano orari, destinazioni, modalità di spostamento e abitudini domestiche. Si adattano perché sentono direttamente gli effetti di un clima che cambia. Il limite arriva quando l’adattamento viene considerato sufficiente. Possiamo cambiare luogo di vacanza, aumentare l’uso dei climatizzatori, creare zone ombreggiate o costruire infrastrutture più resistenti. Se però le temperature continueranno ad aumentare rapidamente, ogni intervento rischierà di essere superato da condizioni ambientali più severe di quelle previste al momento della progettazione.
Tozzi sul 2027: il possibile effetto di un Super El Niño
È qui che arriva uno dei passaggi più forti dell’intervista. Tozzi invita a guardare oltre l’estate attuale e indica nel 2027 un anno potenzialmente ancora più difficile qualora si verificassero condizioni legate a un possibile Super El Niño. La prospettiva serve soprattutto a chiarire quanto rapidamente possano cambiare i parametri di riferimento. Un’estate che oggi appare eccezionalmente calda potrebbe essere ricordata, negli anni successivi, come relativamente meno estrema. È una possibilità che impone di ripensare anche il modo in cui vengono progettate opere pubbliche, quartieri e sistemi di protezione. Un’infrastruttura realizzata ipotizzando un incremento medio della temperatura di due gradi potrebbe infatti risultare inadeguata qualora il riscaldamento raggiungesse livelli sensibilmente superiori.
Intelligenza artificiale e clima: utile per prevedere i rischi, non per cancellarne le cause
Anche l’intelligenza artificiale può avere un ruolo significativo nella gestione degli effetti del cambiamento climatico. Gli algoritmi possono migliorare la previsione degli eventi estremi, analizzare grandi quantità di dati meteorologici, individuare territori maggiormente vulnerabili e identificare con maggiore precisione le aree esposte ad alluvioni, incendi o ondate di calore. Tozzi mette però in guardia dalla tentazione di attribuire alla tecnologia una capacità risolutiva che oggi non possiede. La risposta fondamentale alla crisi climatica, ricorda, resta quella indicata da anni dalla ricerca scientifica: ridurre drasticamente fino ad azzerare le emissioni nette di gas serra. L’idea che possa arrivare una tecnologia capace di risolvere il problema senza costi economici, energetici o ambientali rischia inoltre di rinviare decisioni già necessarie. Ogni tecnologia utilizza energia, materie prime e infrastrutture. Anche l’intelligenza artificiale ha consumi rilevanti e richiede grandi capacità di elaborazione e raffreddamento dei sistemi. Per questo il progresso tecnologico può diventare uno strumento importante di previsione e gestione, ma non sostituisce le politiche energetiche e ambientali.
Ridurre le emissioni resta la misura che decide il futuro
L’adattamento rimane indispensabile. Le città devono prepararsi a temperature più alte, piogge intense, periodi di siccità e fenomeni estremi. Serve intervenire sugli edifici, sulle strade, sul verde e sulla gestione dell’acqua. Mario Tozzi insiste però sulla necessità di affrontare contemporaneamente le cause del riscaldamento globale. Se la temperatura continuerà a crescere, gli interventi realizzati oggi potrebbero diventare insufficienti nel giro di pochi anni. Barriere, ombreggiamenti, nuovi materiali, climatizzazione e modifiche urbanistiche hanno infatti una capacità di protezione definita. Superata una determinata soglia, occorre progettare nuovamente, spendere altre risorse e aumentare ulteriormente l’impiego di energia. Da qui la richiesta di un accordo internazionale vincolante capace di impegnare concretamente tutti i Paesi nella riduzione delle emissioni di gas serra.
Il messaggio di Tozzi riguarda quindi direttamente il modo in cui immaginiamo le prossime estati. Prepararsi al caldo è ormai necessario. Rendere più verdi le città lo è altrettanto. La differenza, nei prossimi decenni, sarà determinata soprattutto dalla capacità di rallentare l’aumento delle temperature prima che ogni nuova misura di adattamento debba continuamente inseguire condizioni climatiche ancora più difficili.
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