Il 23 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle Tartarughe, istituita nel 2000 dall’organizzazione americana American Tortoise Rescue per sensibilizzare il mondo sull’importanza della tutela delle tartarughe marine e terrestri e dei loro habitat naturali. Creature antiche che sembrano appartenere a un altro tempo, lente solo in apparenza, capaci di attraversare oceani, deserti e secoli senza perdere il loro straordinario equilibrio con la natura. Le tartarughe sono questo: un ponte vivente tra passato e futuro.
Le tartarughe abitano la Terra da oltre 100 milioni di anni. Erano già presenti quando i dinosauri dominavano il Pianeta e sono sopravvissute a ere geologiche, cambiamenti climatici e trasformazioni profonde della natura. Eppure, paradossalmente, è proprio negli ultimi decenni che la loro sopravvivenza è diventata sempre più fragile. Nel mondo esistono circa 356 specie di tartarughe terrestri e d’acqua dolce e 7 specie di tartarughe marine.
Le tartarughe marine trascorrono quasi tutta la loro vita in mare aperto. Solcano gli oceani seguendo rotte migratorie incredibili, percorrendo migliaia di chilometri guidate da un sofisticato senso dell’orientamento che ancora oggi sorprende la scienza. Alcune femmine riescono addirittura a tornare, anni dopo, esattamente sulla stessa spiaggia in cui sono nate per deporre le proprie uova.
Le tartarughe terrestri, invece, rappresentano il legame profondo con la terra e con gli ecosistemi mediterranei. Silenziose e pazienti, scandiscono il ritmo delle stagioni, vivendo spesso oltre un secolo. In molte culture sono considerate simbolo di longevità, stabilità e armonia con la natura.
Ogni specie svolge un ruolo fondamentale negli ecosistemi. Le tartarughe marine aiutano a mantenere in equilibrio le praterie di Posidonia e contribuiscono alla salute dei fondali e delle catene alimentari marine. Quelle terrestri favoriscono la dispersione dei semi e la biodiversità degli ambienti naturali.
Il Mar Mediterraneo ospita tre specie principali di tartarughe marine: la più diffusa è la Caretta caretta, conosciuta anche come tartaruga comune; più rare sono la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la maestosa tartaruga liuto (Dermochelys coriacea). Tra queste, la Caretta caretta è la vera protagonista delle coste italiane. In Italia i principali siti di nidificazione si trovano soprattutto in Sicilia, nelle Isole Pelagie e lungo la costa ionica della Calabria, ma negli ultimi anni le deposizioni si stanno moltiplicando anche lungo le coste tirreniche e in regioni dove un tempo erano considerate rarissime.
È il segno di un Mediterraneo che cambia. L’aumento delle temperature marine sta modificando habitat, rotte migratorie e zone di nidificazione. Un fenomeno che da un lato favorisce nuove deposizioni sulle nostre coste, ma che dall’altro racconta con forza l’impatto della crisi climatica sul mare.
Ogni estate, lungo le spiagge italiane, si ripete uno dei miracoli più emozionanti della natura: centinaia di piccole tartarughe emergono dalla sabbia e corrono verso il mare guidate dalla luce naturale dell’orizzonte. Un viaggio brevissimo e insieme pericolosissimo, in cui ogni ostacolo può fare la differenza tra la vita e la morte.
Oggi tutte le specie di tartarughe marine sono considerate minacciate o vulnerabili. Le principali minacce sono legate all’attività umana. Ogni anno migliaia di tartarughe restano impigliate accidentalmente nelle reti da pesca o catturate dagli ami. Solo nel Mediterraneo oltre 150.000 tartarughe marine vengono catturate accidentalmente ogni anno.
L’inquinamento da plastica rappresenta un’altra emergenza drammatica. Sacchetti, lenze, frammenti e microplastiche vengono spesso scambiati per cibo. Studi condotti nel Mediterraneo hanno rilevato la presenza di plastica in gran parte delle tartarughe analizzate.
A tutto questo si aggiungono urbanizzazione costiera, erosione delle spiagge, luci artificiali che disorientano i piccoli appena nati, traffico nautico e cambiamenti climatici.
Anche le tartarughe terrestri affrontano rischi importanti: incendi, perdita degli habitat naturali, traffico illegale di specie protette e frammentazione del territorio stanno mettendo sotto pressione molte popolazioni selvatiche.
Esiste poi un altro mondo, spesso meno conosciuto ma altrettanto delicato: quello delle tartarughe d’acqua dolce, abitanti silenziose di laghi, stagni, fiumi e zone umide.
In Italia la specie autoctona più rappresentativa è la testuggine palustre europea (Emys orbicularis), una piccola tartaruga dal guscio scuro punteggiato di giallo che vive soprattutto in ambienti acquatici ricchi di vegetazione e acque tranquille. Un tempo molto più diffusa, oggi è considerata una specie minacciata in diverse aree del nostro Paese a causa della distruzione delle zone umide, dell’inquinamento e della progressiva alterazione degli habitat naturali.
Negli ultimi decenni, però, le tartarughe d’acqua dolce italiane hanno dovuto affrontare anche un’altra minaccia: quella delle specie aliene invasive. Tra le più note c’è la cosiddetta “tartaruga dalle orecchie rosse” (Trachemys scripta elegans), facilmente riconoscibile per le due caratteristiche strisce rosse ai lati della testa. Per anni è stata venduta come animale domestico e moltissimi esemplari, una volta cresciuti, sono stati abbandonati in laghi, canali e corsi d’acqua. Questa specie, originaria del Nord America, si è adattata molto bene anche agli ecosistemi europei, entrando spesso in competizione con la testuggine palustre europea per il cibo, gli spazi e le aree di basking, cioè i punti in cui le tartarughe si espongono al sole per regolare la temperatura corporea.
Il problema delle specie aliene invasive rappresenta oggi una delle principali cause di perdita della biodiversità a livello globale. Anche per questo motivo è fondamentale non abbandonare mai animali esotici in natura e promuovere una maggiore consapevolezza sul possesso responsabile degli animali domestici.
Proteggere le tartarughe d’acqua dolce significa difendere ecosistemi fragili e preziosi, veri scrigni di biodiversità che svolgono un ruolo fondamentale per l’equilibrio ambientale dei territori. Negli ultimi anni, grazie al lavoro di volontari, associazioni, ricercatori, centri di recupero, pescatori e cittadini sempre più consapevoli, la tutela delle tartarughe ha compiuto passi significativi.
In Italia crescono le attività di monitoraggio dei nidi, recupero degli esemplari feriti e sensibilizzazione ambientale. Sempre più persone imparano a rispettare le spiagge durante il periodo di nidificazione e a riconoscere il valore di questi animali straordinari. Proteggere le tartarughe significa proteggere il mare, le coste, la biodiversità e il delicato equilibrio degli ecosistemi naturali. Significa anche educare le nuove generazioni al rispetto della vita e dell’ambiente.
Perché il futuro delle tartarughe dipende anche dalle nostre scelte quotidiane: ridurre la plastica monouso, rispettare gli habitat naturali, mantenere pulite spiagge e mare, sostenere la ricerca e la conservazione. Le tartarughe ci insegnano qualcosa che il mondo moderno spesso dimentica: la forza della pazienza, dell’equilibrio e della connessione profonda con la natura.
Da milioni di anni attraversano il tempo in silenzio. Oggi tocca a noi decidere se permettere a queste straordinarie creature di continuare il loro viaggio. Difendere le tartarughe significa scegliere un futuro in cui uomo e natura possano ancora camminare insieme.
(Da AMI – Ambiente Mare Italia)



