Li hanno chiamati per molti anni i “dimenticati” del Vesuvio definendo ingiustizia storica quella compiuta nei confronti di Stabia e Oplontis. Ma nemmeno Ercolano poteva dirsi soddisfatta. Oggi il lavoro attento, costante, strategico di Gabriel Zuchtriegel, l’archeologo tedesco che dirige il Parco Archeologico di Pompei dal febbraio del 2021, del generale dei Carabinieri Giovanni Capasso e di un gruppo di archeologi, ricercatori e valenti professionisti che compongono l’Unità Grande Pompei, la struttura operativa nata nel 2011 che è riuscita, man mano, a definire azioni concrete, prassi e decisioni destinate a cambiare in meglio l’idea, il valore, la proposta di viaggio e di esperienza di milioni di persone. Sono quelle che vivono oggi attorno al Vesuvio ma anche, e ancora di più, quelli che visitano Pompei e gli altri luoghi vicini, considerati per anni “minori”, e che invece hanno immense potenzialità per il prossimo futuro.
Tutta colpa dell’eruzione del Vesuvio che cancellò dalla mappa anche Stabia e Oplontis, ma anche che, a differenza di Pompei, Stabia e Oplontis sono rimaste praticamente nell’oblio per molto tempo. Almeno da quando quel 79 d.C. richiama alla mente di tutti un luogo ben preciso: la città di Pompei. Quello fu l’anno fatidico in cui il Vesuvio entrò in eruzione, la cui furia avrebbe travolto questa città romana e la maggior parte dei suoi abitanti. Ma in realtà, l’evento interessò un’area molto più ampia e anche altri insediamenti subirono gravi conseguenze. Sicuramente molti viaggiatori che hanno visitato Pompei conoscono probabilmente anche le vicine rovine di Ercolano. Tuttavia nella zona del golfo di Napoli esistono altri luoghi che furono anch’essi distrutti dall’eruzione e che la storia ha relegato in secondo piano o ha addirittura dimenticato. Tra questi vi sono Stabia e Oplontis, vittime di un’ingiustizia storica che si è protratta nel tempo a causa di scelte politiche del passato e della fama delle loro vicine più celebri.
L’oblio istituzionale
Su “National Geographic” Judith Vives ha parlato a buon diritto di “oblio istituzinonale”. «Nel 1997 – ha scritto – l’UNESCO dichiarò Patrimonio dell’Umanità il complesso archeologico di Pompei, Ercolano e gli scavi di Torre Annunziata. Tuttavia escluse Stabia. Il sito in cui si trova Oplontis fu incluso, mentre Stabia rimase fuori. Questa esclusione dai circuiti di massima tutela e valorizzazione ha reso per decenni più difficile far conoscere Stabia come destinazione turistica e come sito archeologico di grande interesse per i ricercatori. Per questo motivo, per secoli si è avuta un’immagine di Stabia poco corrispondente alla realtà. Si è ritenuto che fosse un insediamento costituito da un insieme disperso di residenze estive. Le più recenti ricerche archeologiche hanno invece dimostrato che si trattava di una vera e propria città, dotata di una propria identità e di una storia molto antica. Situata sulla collina di Varano, nell’attuale Castellammare di Stabia, le sue origini risalgono al VII secolo a.C. È noto che Stabia fosse già stata distrutta in precedenza, prima dell’eruzione del vulcano del 79 d.C.. Fu Lucio Cornelio Silla a raderla al suolo nell’89 a.C., durante la Guerra sociale. Persino Plinio il Vecchio arrivò a scrivere che la città era scomparsa ed era stata ridotta a un’area di proprietà agricole. A causa di questa testimonianza, si affermò nella memoria storica l’idea che Stabia non fosse altro che un insieme di abitazioni sparse. Nel XVIII secolo gli scavi borbonici promossi dall’ingegnere spagnolo Roque Joaquín de Alcubierre portarono alla luce alcuni resti di grande pregio, ma con la sua morte l’interesse per Stabia venne meno e la città cadde nuovamente nell’oblio, fino al 1950».
«Il caso di Oplontis – ha proseguito Judith Vives – è leggermente diverso, ma ciò non le ha impedito di essere ugualmente in parte dimenticata. Questo insediamento si trova nell’attuale città di Torre Annunziata ed è spesso considerato un semplice sobborgo semiurbano dipendente da Pompei. Si ritiene che l’area fosse destinata esclusivamente allo svago dei pompeiani; per questo motivo, la storiografia ha spesso teso a semplificarne l’importanza e raramente viene menzionata quando si parla di questa zona archeologica». E via su Oplonti l’excursus più dettagliato di Judith Vives. «Di Oplontis sono note due importanti costruzioni. Da una parte si trova la villa A, o villa di Poppea, una residenza palaziale di grande lusso che potrebbe essere appartenuta alla seconda moglie dell’imperatore Nerone. Dall’altra vi è la cosiddetta villa B, attribuita a L. Crassius Tertius, uno spazio più funzionale destinato al commercio e alla distribuzione dei prodotti agricoli. A differenza di Pompei, da cui furono prelevati numerosi affreschi per essere trasferiti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, a Oplontis le pitture murali sono rimaste in situ e si conservano in condizioni straordinarie; ciò offre una visione molto più autentica e intatta dell’arte e dell’architettura residenziale romana».
Che è cambiando in meglio
Sicché, saranno partiti anche da qui le lucidissime considerazioni di Gabriel Zuchtriegel, di Giovanni Capasso e di tutto il gruppo di persone, tra direzione operativa ed esperti archeologi impegnati in questi ultimi anni in un lavoro strategico, qualificato e di visione. Il direttore Zuchtriegel a ricuperare, portare in luce e valorizzare tutto l’inestimabile valore di Pompei con mano decisa ed un successo confermato dai numeri e dal “raiting” del più noto sito archeologico d’Italia per numero di visitatori e probabilmente del mondo. Oggi basta aprire l’home page del portale di Unità Grande Pompei per rendersi conto come è cambiata a direzione di marcia. Come il Generale Giovanni Capasso assieme al colonnello dei Carabinieri Angelo Di Donato (Direttore Operativo), alle Dott.sse Noemi Perlingieri e Annunziata Valente; al LGT C. S. CC Antonio Barba, agli architetti Umberto Sansone, Iunior Clara Forino e Salvatore Gallo. Lungo un percorso che vorrà collegare gli itinerari, le curiosità e le valorizzazioni di un patrimonio unico al mondo hanno lavorato all’attuazione del Piano Strategico in Unità Grande Pompei partecipando alle attività istruttorie per la sottoscrizione del Contratto istituzionale di Sviluppo “Vesuvio – Pompei – Napoli. Un focus per il quale sono stati finanziati, tra gli altri, 13 rilevanti interventi a matrice culturale, per un totale di 98 mln di euro. In tale contesto, Giovanni Capasso svolge il ruolo di Referente Unico del Ministero della cultura con responsabilità di monitoraggio, valutazione e controllo su tali interventi nonché dell’attuazione dei 14 progetti ad alta priorità finanziati dal Ministero, pari a oltre 73 mln di euro, confluiti all’interno del Contratto medesimo. Lo abbiamo incontrato la scorsa settimana osservando per intero la sua determinazione, la sua voglia di fare bene per arrivare all’obiettivo prefissato.
Chi è Giovanni Capasso
Campano d’origini e di “passioni” Giovanni Capasso ha vissuto molti anni a Recanati con la famiglia prima di assumere la guida della Direzione generale del Progetto “Grande Pompei” per lo sviluppo delle aree comprese nel piano di gestione del sito Unesco “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata” diventando così di fatto dal 2023 anche Referente Unico del ministero della Cultura. Un ruolo che lo ha legato anche alla volontà della premier Meloni di puntare su Pompei e dintorni come espresso a chiaro lettere in occasione della inaugurazione del treno Roma Pompei e della casa delle nozze d’argento nel parco archeologico, restaurata proprio nell’ambito del Grande Progetto Pompei. Promosso Generale di brigata nel 2020, Giovanni Capasso è stato comandante provinciale dei carabinieri di Macerata dal 2002 al 2006. Molto conosciuto nel capoluogo e provincia, ha ricoperto importanti incarichi nell’organizzazione territoriale dell’Arma in Veneto, Friuli, Sardegna, Lazio, Umbria e in quella speciale ricoprendo l’incarico di comandante del Gruppo Tutela Salute di Roma dal 2010 al 2015. A settembre 2017, dopo aver svolto l’incarico di comandante provinciale di Terni, è tornato a Roma allo Stato Maggiore del Comando Legione Carabinieri Lazio. È insignito dell’Onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, della Medaglia Militare d’oro al merito di lungo comando, della Croce d’oro per anzianità di servizio militare e della Medaglia Mauriziana al merito di dieci lustri di carriera militare. Come dire la Direzione ma anche in gruppo di lavoro che svolge con passione smodata il proprio ruolo è in buone mani.
Che cosa si sta facendo per la “grande” Pompei
La piattaforma digitale “SmartLand@Pompei – Open data per il Sistema Turistico Culturale Integrato” si sviluppa attraverso ulteriori innovazioni progettuali con l’intento di accrescere le sinergie e “fare sistema” con gli Stakeholders istituzionali operanti sul territorio della Buffer Zone. Il primo periodo di sperimentazione ha, nel concreto, attestato la validità dell’iniziativa, raccogliendo l’adesione entusiastica di numerosi operatori economici privati che, attraverso la sottoscrizione di apposite convenzioni con l’Unità Grande Pompei che hanno messo a disposizione degli utenti dell’app, le premialità offerte (concretizzatesi, nella maggior parte dei casi, in mirati sconti sulle prestazioni) volte a soddisfare il sistema dei crediti previsto dalla piattaforma. In particolare, attraverso la creazione di un’apposita sezione dell’app Smartland@Pompei già disponibile gratuitamente sugli store per dispositivi Android e iOS) e del sito web dedicato, il turista avrà la possibilità di conoscere gli “eventi” promossi dalle Istituzioni del territorio ricomprese nel Piano di gestione del sito Unesco 829 “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata”, e, in un secondo momento, previa specifica procedura di autorizzazione, anche quelli promossi da parte degli stakeholders privati.
Il 18 settembre prossimo a Tenuta Nunziata
Il prossimo 18 settembre a Tenuta Nunziata, a pochi passi da Oplonti, l’Associazione Suoni&migranti con l’Agroclub Tenuta Nunziata con il generale Giovanni Capasso e Gabriel Zuchtriegel faranno il punto assieme alle più importanti istituzioni culturtali e politiche regionali. Perché dopo il commissariamento recente del governo cittadino a Torre Annunziata un folto gruppo di operatori economici del luogo impegnati nell’accoglienza e nella ristorazione vogliono uscire dal cono d’ombra delle difficoltà. Si tratta del bisogno di tracciare il proprio destino persino al di là delle vicissitudine politiche del luogo. L’economia, la cultura, la forza operativa e visionaria del territorio non può attendere.
Lo confermano il nostro direttore, il giornalista e scrittore Francesco De Rosa che dell’Associazione Suoni&migranti ne è fondatore e presidente, e anche Gino Camera che sta guidando gli attori economici locali lui stesso è impegnato a fornire la migliore accoglienza ai numerosi turisti che arrivano sulla strada di Pompei in soggiorno a Torre Annunziata. Di Francesco De Rosa è stato anche il recente incontro con il generale Giovanni Capasso dal quale il giornalista e scrittore napoletano ha tratto il miglior feedback ed elogiato massimante la concretezza e la visione proprie del generale Capasso. Appuntamento al prossimo 18 settembre con tutti gli aggiornamenti che da qui vi forniremo.
.



.

.






