La Cina e il ‘balzo’ del Prodotto Interno Lordo (Pil)

La Cina riprende a crescere e segna, nei primi tre mesi del 2021, un record di +18,3% del Pil rispetto allo scorso anno. Ma a ben guardare non corre poi come sembra.


Istituto di Politica per gli Studi Internazionali (ISPI) |


Nel primo trimestre del 2021 il Pil cinese è cresciuto del 18,3% rispetto all’anno precedente.  Una cifra record che se da un lato si spiega con la bassa base di partenza – nei primi tre mesi dello scorso anno, in piena crisi sanitaria il Pil cinese crollò a -6,8% – quindi si tratta di un dato dovuto quasi interamente a un effetto statistico – nel primo trimestre del 2020 la Cina era totalmente in lockdown.  D’altra parte, il dato conferma che Pechino è sulla strada giusta per la ripresa economica, grazie a un generoso stimolo fiscale, che però non potrà sostenere molto a lungo, già a partire dal 2022. Tra l’altro il balzo registrato oggi, il più alto dal 1992, quando la Cina cominciò le registrazioni periodiche, resta poco al di sotto delle attese, che ieri ipotizzavano una crescita del 19 o 20%. Si può dunque parlare di ‘miracolo cinese’? Calma e gesso, rispondono gli esperti: il dato a due cifre della Cina cinese si spiega anche col fatto che l’economia di Pechino è stata la prima a ‘entrare’ nell’era Covid e la prima a uscirne, riprendendo a crescere già dalla metà dell’anno scorso. E se si paragona questo primo trimestre con l’ultimo del 2020, l’incremento è solo dello 0,6%, al di sotto delle attese dell’1,5%. Il governo cinese si aspetta che il trend continui – i dati al momento indicano che la ripresa è solida e costante – anche se a ritmi meno elevati: in generale, la previsione di crescita per il Pil nel 2021 è di circa un +6% .

Cina: Un trimestre di anticipo?

Senza esagerarli, i dati comunicati dall’ufficio di statistica di Pechino danno comunque delle indicazioni interessanti sulla ripresa economica del paese. In particolare, dicono che a trainarla siano le esportazioni (+31%), sostenute anche da una concorrenza ancora a velocità ridotta a causa della pandemia, e il sostegno del governo alle piccole e medie imprese. Anche i consumi interni hanno ripreso a crescere e dopo il Capodanno cinese, ricorso lo scorso 1° febbraio, ristoranti e centri commerciali (+75,8%) e in genere tutta l’attività aperta al pubblico ha ripreso a funzionare normalmente. Un anno dopo l’inizio della pandemia, infatti, la situazione sanitaria in Cina sembra essere sotto controllo: circa 180 milioni di cinesi sono stati vaccinati (11%) e l’obiettivo è arrivare al 40% della popolazione immunizzata entro l’estate. Si scrive vaccini si legge Pil? Fatto sta che, come ha sintetizzato l’ex vicedirettore del Fondo monetario internazionale Zhu Min, la Cina si trova “un trimestre avanti agli altri nella ripresa economica globale”. Nel 2020 il paese è stato l’unica grande economia a livello globale a registrare un dato di crescita positivo, anche se il più debole degli ultimi decenni, al 2,3%, e ha fissato per il 2021 un obiettivo di crescita del 6%, ma alcuni analisti ritengono credibile che arrivi a un 8,9%.

Usa: tra ripresa e nuovi contagi?

Ed è alla competizione sistemica con Pechino che guarda anche la Casa Bianca. Secondo le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale, nel 2021 gli Stati Uniti dovrebbero crescere del 6,4%, il dato maggiore dagli anni ’80. Ma da questa parte del Pacifico, nonostante la massiccia campagna vaccinale in corso, il Coronavirus continua a preoccupare: al netto delle quasi 200 milioni di dosi somministrate (122 milioni di americani hanno ricevuto la prima dose e 75 milioni entrambe), nelle ultime 24 ore gli Usa hanno registrato 75mila nuovi positivi e 932 morti. Dati più alti della media dell’ultima settimana. Tanto che anche il capo del Fed, Jerome Powell, ha ricordato che il rischio principale per l’economia rimane la pandemia e la interruzione delle precauzioni adottate nell’ultimo anno. Il rischio, ha concluso, “è che riaprendo troppo in fretta, le persone torneranno troppo in fretta alle loro vecchie pratiche, e vedremo un altro picco nei casi”. Intanto, le tensioni con la Cina saranno al centro dell’incontro del presidente Joe Biden con il primo ministro giapponese Yoshihide Suga. I due, riferisce il New York Times, dovrebbero mettere a punto una posizione comune su Taiwan e annunciare un investimento di 2 miliardi di dollari per sostenere ‘alternative’ a Huawei nella competizione per il 5G.

Europa: ci vediamo l’anno prossimo?

Secondo il Fondo monetario internazionale, l’economia europea dovrebbe tornare ai livelli pre-crisi nel 2022. Ma questa proiezione dipende dalla campagna di vaccinazione contro il Covid-19. Dopo ritardi e, in alcuni casi, vere e proprie battute d’arresto della campagna vaccinale, il Vecchio Continente si è trovato costretto a introdurre nuove restrizioni o inasprire le precedenti misure a causa dell’aumento dei contagi. Con un conseguente calo di 0,2 punti percentuali nelle previsioni di crescita per quest’anno, attualmente al 4,5%. “Supponendo che i vaccini diventino ampiamente disponibili nell’estate del 2021 e per tutto il 2022, la crescita del Pil è prevista al 3,9% nel 2022, riportando il Pil europeo ai livelli pre-pandemici”, ha affermato il Fmi nelle sue ultime prospettive economiche regionali. Se la ripresa americana e cinese sosterrà anche l’economia europea è ancora tutto da vedere ma, di certo, afferma Alfred Kammer, responsabile del Dipartimento europeo del Fmi, “con un duro lavoro sulla produzione e sulla distribuzione dei vaccini, il continuo sostegno e con politiche innovative per combattere le cicatrici economiche, l’Europa può avere una ripresa a V che è più giusta e più resiliente”. Il continente – aggiunge – si trova a un punto di svolta. “Anche se il ritmo delle vaccinazioni è ancora lento, si intravede una luce in fondo al tunnel”. Ne usciremo, insomma, ma non tutti allo stesso modo.

Il commento

di Alessia Amighini, Co-Head, ISPI Asia Centre

L’ottimismo del 2021 non considera gli scenari di crescita a medio-lungo termine, poiché già nel 2022 ci saranno tre fattori principali che contribuiranno a una riduzione significativa del tasso di crescita: il calo della produttività del lavoro, la diminuzione della fertilità e il necessario ritorno dalle attuali politiche espansive. Secondo una ricerca economica di Natixis, dall’inizio del 2021, dopo un quarto trimestre positivo, ci sono chiari segni di decelerazione dei profitti industriali. Anche se l’aumento del reddito delle famiglie e il calo della disoccupazione dovrebbero sostenere i consumi, le vendite al dettaglio non sono ancora così dinamiche come vorrebbe il governo, anche nel settore dei servizi.

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