Italia 2020, mai così pochi i nati. Mai così tanti i morti. Ecco l’implacabile rapporto Istat

Nel 2020, l’anno della pandemia da Covid-19, il rapporto tra i nuovi nati e il numero dei morti è andato malissimo. Andò peggio solo nel 1918. Era dal 1861 che non nascevano così pochi bimbi in Italia. Ed era dal 1946 che non si aveva un così alto numero di decessi. Oggi si calcola che tra cento anni gli italiani saranno stranieri in patria. Intanto, ecco come è andata nel 2020…


di francesco de rosa |


C’è già chi fa calcoli più approfonditi e dice, per esempio, che è accaduto come se l’intera città di Firenze fosse scomparsa nel nulla. Il 2020 ha fatto registrare il minimo storico dei neonati dall’Unità d’Italia e il massimo dei decessi dal Secondo Dopoguerra. In effetti si tratta di un confronto tra nascite e morti che crea un tale divario da tornare indietro di un secolo. Solo nel 1918 accadde peggio. E a dirlo non è solo la previsione che si poteva già avere nel corso dell’anno scorso così diverso e funesto. Il dato con tutte le sue considerazioni ci viene dall’Istat con il rapporto 2020. Siamo 59,25 milioni e al 31 dicembre 2020 la popolazione residente è risultata inferiore di quasi 384 mila unità rispetto all’inizio dell’anno.

Lo scorso anno abbiamo avuto, ahinoi, il triste primato di essere il primo tra i Paesi dell’Unione europea dove il Covid-19 è piombato nella vita di tutti gli italiani. Da fine febbraio a fine maggio, nel corso della prima ondata, abbiamo vissuto, sulla nostra pelle, la rapidissima ascesa dei contagi e dei decessi che soprattutto nel Nord del Paese hanno fatto morti a migliaia. Nemmeno il periodo estivo, da giugno a settembre, con il rallentamento dei contagi determinato dalle misure di contenimento ha potuto fermare ciò che da lì a poco sarebbe successo con l’arrivo della seconda ondata epidemica che, da fine di settembre 2020, da portato una seconda e una terza ondata con un incremento dei decessi su tutto il territorio nazionale. La pandemia con gli effetti negativi e, soprattutto, la paura di futuro con i decessi che abbiamo avuto si è amplificata la tendenza, già in atto dal 2015, al declino di popolazione. Al 31 dicembre 2020, la popolazione residente in Italia ammonta a 59.257.566 unità, 383.922 in meno rispetto all’inizio dell’anno (-0,6%). Alle conseguenze dirette del virus dovute ai decessi – spiega l’Istat – si sono aggiunte le ripercussioni che le misure, volte a contenere la diffusione dei contagi, hanno prodotto sulla vita delle persone (restrizioni di movimento, interruzione totale o parziale di attività lavorative, limitazione nel numero di partecipanti alle cerimonie). Il nuovo record di poche nascite (404 mila) e l’elevato numero di decessi (746 mila), mai sperimentati dal secondo dopoguerra, aggravano la dinamica naturale negativa che caratterizza il nostro Paese. Il deficit di “sostituzione naturale” tra nati e morti (saldo naturale) nel 2020 raggiunge -342 mila unità, valore inferiore, dall’Unità d’Italia, solo a quello record del 1918 (-648 mila), quando l’epidemia di “spagnola” contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni dei decessi registrati in quell’anno.

L’impatto che l’aumento dei decessi dovuti all’epidemia ha avuto sulla dinamica naturale, soprattutto nella prima e nella seconda ondata (in cui si sono registrati i saldi naturali di -117 mila e -114 mila unità), insieme alla tendenziale diminuzione delle nascite, ha contribuito a determinare nel 2020 una perdita di 127 mila unità in più rispetto al saldo naturale del 2019 (quasi il 60% in più). Il deficit dovuto alla dinamica naturale – spiega l’Istat – è riscontrabile in tutte le regioni, perfino nella provincia autonoma di Bolzano (-313 unità), che negli ultimi anni si è caratterizzata per il suo trend positivo in termini di capacità di crescita naturale grazie a una natalità più alta della media. Il tasso di crescita naturale, pari a -5,8 per mille a livello nazionale, varia dal -0,6 per mille di Bolzano al -11,3 per mille della Liguria. Le regioni che più delle altre vedono peggiorare il saldo naturale (oltre il 4 per mille in meno rispetto al 2019) sono la Valle d’Aosta (-8,6 per mille) e la Lombardia (-6,7 per mille); solo la Calabria (-3,9 per mille) si assesta su valori simili a quelli del 2019.

Più accentuato il calo di popolazione al Nord-ovest per l’impatto del Covid. “La perdita di popolazione del Nord, soprattutto nella prima ondata – afferma l’Istat – appare in tutta la sua drammatica portata”. Se nel 2019 il deficit di popolazione era stato piuttosto contenuto sia nel Nord-ovest che nel Nord-est (rispettivamente -0,06% e -0,01%), nel corso del 2020 il Nord-ovest registra una perdita dello 0,7% e il Nord-est dello 0,4%. Il Centro vede raddoppiare in termini percentuali il deficit di popolazione (da -0,3% del 2019 a -0,6% del 2020) mentre il Sud e le Isole, più colpite nella seconda ondata (da metà settembre), subiscono una perdita dello 0,7%, simile a quella del 2019, per effetto della tendenza allo spopolamento già in atto da diversi anni. Lombardia ed Emilia Romagna registrano una inversione di tendenza in termini di variazione di popolazione, passando da un incremento nel 2019 (rispettivamente +0,2% e +0,1%) a un deficit nell’anno successivo rispettivamente di -0,6% e -0,4%. Anche la provincia autonoma di Bolzano, tradizionalmente caratterizzata da incrementi di popolazione, vede ridurre il saldo totale percentuale (dal +0,4% del 2019 al +0,2% del 2020). All’opposto le regioni del Mezzogiorno, anche quelle con il primato di saldo totale negativo (Molise -1,3% e Basilicata -1,0%), hanno perdite percentuali più contenute rispetto al 2019. L’impatto differenziale dell’epidemia sulla mortalità (maggiore al Nord rispetto al Mezzogiorno) e la contrazione dei trasferimenti di residenza- sottolinea l’Istat – spiegano queste differenze geografiche”.

Nel frattempo, la popolazione italiana autoctona sta invecchiando e quella che si salverà dal Covid-19 dovrà fare i conti con il calo delle natalità. Si fanno largo, tra loro, anche gli anziani stranieri. Non a caso gli ultra 64enni stranieri sono passati, in soli 10 anni, da circa 69 mila individui del 2008 (2,3 per cento) a oltre 208 mila (4,0 per cento), mentre l’età media degli stranieri residenti è aumentata da 31,1 a 34,5 anni. Ecco dunque l’Italia che cambia pelle attraversando una pandemia come mai prima.

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