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Un fenomeno chiamato “Jago” lo scultore italiano che potrebbe essere il nuovo Michelangelo

di francesco de rosa |


Jago è ribelle. Un genio, uno scultore, un artista. Jago, pseudonimo di Jacopo Cardillo, è, tra molte cose, anche un abile comunicatore, un ragazzo che usa il marketing social come pochi. Capace di creare con la forza potente della sua scultura qualcosa di inedito scegliendo di comunicare nei tempi e nei tratti ciò che egli stesso ritiene. Sulla rete digitale Jago parla in tanti modi diversi tra video, foto, concetti cardini che testimonia in tante occasioni differenti. Così il primo passo lo abbiamo fatto nel suo portale web ufficiale che annota, con dovizia, licenziata dall’autore stesso, la sua nota biografica. Dice: “Jago è un artista – imprenditore italiano che lavora principalmente nella scultura e nella produzione video. Nasce a Frosinone nel 1987, dove ha frequentato il liceo artistico e poi l’Accademia di Belle Arti. In giovane età ha lavorato in Grecia a Naxos, e in Italia fra Roma e Verona. Oggi Jago vive a New York, lavorando tra USA, Cina e Italia. Nel 2018 è stato professore ospite presso la New York Academy of Art, dove ha tenuto una masterclass e una lecture.
A partire dal 2016 tiene corsi in scuole, università e accademie italiane, cinesi e americane. Numerosi i riconoscimenti nazionali e internazionali come la Medaglia Pontificia, conferitagli dal Cardinale Ravasi in occasione del Premio delle Pontificie Accademie, Città del Vaticano nel 2010, il Premio Pio Catel nel 2015, il Premio del pubblico Arte Fiera Bologna nel 2017, il Premio Gala de l’Art di Monte Carlo nel 2013, e l’investitura come Mastro della Pietra al MarmoMacc 2017“.

All’età di 24 anni, su presentazione della storica dell’arte Maria Teresa Benedetti, è stato selezionato da Vittorio Sgarbi per partecipare alla 54a edizione della Biennale di Venezia, Padiglione Italia – Roma – Palazzo Venezia, dove ha esposto il busto in marmo dell’allora Papa Benedetto XVI (2009) per il quale nello stesso anno ha ricevuto la Medaglia Pontificia. Un’opera quest’ultima che diventa una delle sue opere più famose dacché dopo aver ricevuto la Medaglia Pontificia accade che Papa Benedetto XVI scelga di dimettersi da Papa e così Jago decide di trasformare quel busto già scolpito e noto in qualcosa di diverso spogliando il Papa di ogni orpello. Nasce così “Habemus Hominem” (2013) scolpita dalla scultura originale del 2009 per rappresentare il Pontefice nudo. L’opera viene esposta a Roma nel 2018 nel Museo Carlo Bilotti in Villa Borghese, con un numero record di visitatori (di cui 3.500 unicamente durante la presentazione). Il video che segue documenta una straordinaria trasformazione che Jago ha voluto documentare.

Nel 2017 Jago è uno degli speaker del TEDx Genova. L’anno dopo viene invitato ad esporre alla BIAS, Biennale Internazionale di Arte Contemporanea Sacra e delle Religioni Dell’Umanità a Palermo. Nello stesso anno, il 2018, a seguito dell’esposizione alla fiera d’arte internazionale Armory Show di Manhattan, Jago decide di trasferirsi a New York per realizzare l’opera intitolata “Figlio Velato” per la città di Napoli, esposta permanentemente nel quartiere Sanità all’interno della Cappella della Chiesa di San Severo fuori le mura: un vero capolavoro a pochi passi dal più antico e noto Cristo velato della Cappella di Sansevero.

Il turbinio che genera lo scultore Frosinate è incessante. Jago inventa, parla a braccio, coinvolge ed emoziona il pubblico che lo scolta sul web come nelle occasioni pre Covid che si sono avute dal vivo. La sua ricerca artistica fonda le radici nelle tecniche ereditate dai maestri del Rinascimento. Così non è un caso che venga paragonato ai grandi del passato e definito persino “il nuovo Michelangelo”. Se non fosse che di contemporaneo, in antitesi con l’idea romantica dell’artista morto di fame, Jago è abile e “determinato a restituire alla categoria un’immagine imprenditoriale, mantenendo sempre un rapporto vivo e diretto con il pubblico mediante l’utilizzo dei social network”.

Di lui si è parlato persino in collegamento con la stazione orbitante che è nello spazio. Nel 2019, in occasione della missione Beyond dell’ESA, European Space Agencies, Jago è stato il primo artista ad inviare una scultura in marmo fino alla stazione spaziale internazionale. Una scultura intitolata “The First baby”, raffigurante il feto di un bambino che è “tornata” sulla Terra a febbraio di quest’anno nelle mani del capo missione, Luca Parmitano che la custodiva. Sin qui alcuni dei passaggi biografici di rilievo da Jago stesso raccontati. Un racconto che di certo non si ferma qui. Nella notte del 5 novembre scorso è stata collocata a Napoli, in piazza del Pebliscito, una sua scultura raffigurante un neonato rannicchiato e inchiodato a terra da una catena. L’opera si intitola Lookdown così simile a “lockdown”, la parola più utilizzata in questo storico periodo di pandemia. Un abilissimo gioco di parole per raffigurare “tutti quelli che, in questo momento, sono stati lasciati incatenati nella loro condizione” ha così commentato Jago. Lookdown è “un invito a ’guardare in basso’ ai problemi che affliggono la società e alla paura di una situazione di povertà diffusa che si prospetta essere molto preoccupante, soprattutto per i più fragili”. Forma e contenuto sembrano, nelle tappe che sta raggiungendo il giovane scultore italiano, essere straordinariamente complementari dacché egli comunica non il vacuo dei tanti influenzer che navigano in rete ma qualcosa di antico e nuovo assieme. Quell’arte che è forza creativa, capacità di rendere un blocco di marmo qualcosa di unico ed irripetibile. Possiamo scommetterci. Di Jago si parlerà ancora moltissimo e nel migliore dei modi.

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