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I “Suoni da riscoprire” di Francesco Nocerino

Un atto d’amore verso l’isola d’Ischia, nonché strumento prezioso per chi voglia indagarne la storia sommersa: è il nuovo libro di Francesco Nocerino intitolato “Suoni da riscoprire. Antichi organi a canne di Ischia”, da pochi giorni edito da NaturalMenteMusica-CIDM (sito web: www.naturalmentemusica.it), all’interno della collana “Studi e documenti”.

L’Autore, esperto di organologia e musicologo, nonché valente didatta, è noto come studioso dall’intenso lavoro di ricerca archivistica e territoriale, con prevalente interesse verso la musica e gli strumenti antichi. Ha difatti pubblicato saggi e monografie, e presentato al pubblico i risultati delle sue ricerche, con esiti spesso dirimenti, con ricadute in Italia e all’estero.
Il volume è strutturato in cinque agili capitoli che illustrano un percorso con incipit sull’organaria napoletana, e focus sugli strumenti e le chiese ischitane (la Cattedrale S. Maria dell’Assunta, la Chiesa di S. Maria di Portosalvo; quella dello Spirito Santo; l’Arciconfraternita di Santa Maria di Costantinopoli; le chiese della Santissima Annunziata, di San Domenico e di Santa Maria delle Grazie). Partendo dall’organaria, che registra con gran cura e descrive la collocazione degli strumenti, illustrandone il prospetto, la cassa, i manuali (tastiere), la pedaliera, i registri (che consentono all’organo di produrre timbri differenti), il somiere, il tipo di trasmissione (con la distinzione delle varie meccaniche), la manticeria (con la disamina, appunto, dei mantici e del tipo di alimentazione) e gli accessori (come i ‘pedaletti’ che comandano il ‘tremolo’), l’Autore passa all’elenco di quelle figure rappresentative che gli organi, a Ischia, riuscivano ad assemblarli (non a crearli, mancando notizia certa di strumenti ‘costruiti’ direttamente sull’Isola). È una galleria che parte dal secolo XVII e inanella nomi talvolta noti, talaltra sconosciuti, traendo dalle pieghe del noto rivoli di una conoscenza che si fa grata memoria: Noè de Rosa, Giuseppe Ascanio, Giuseppe Baffi, Silverio Carelli, Pietro Daniele, Benedetto De Rosa, Biagio de Rosa, Tomaso (sic) de Martino, Paolo Mauro Gallo, Giuseppe Gallo, Antonio Menna, Domenico Antonio Rossi, Gaetano Russo, Raffaele Mancini, Vincenzo Petrucci, Giovanni Galasso, Gaspar Pappalardo, Elia Favorito, Giuseppe e Luigi Galasso.

Di ciascuno di questi maestri, Nocerino traccia la storia essenziale, o almeno rievoca quella che ha potuto ricostruire. Ad esempio, di Petrucci narra: “la tradizione vuole che Vincenzo Petrucci sia stato imprigionato nel castello aragonese di Ischia e ‘che il re, conosciuta la sua fama, gli commissionò la realizzazione dello strumento, ricompensandolo col dono della libertà’; l’organo di cui si parla è quello realizzato nel 1857 per la Chiesa di Santa Maria di Portosalvo a Ischia. La particolarità di quest’organo è la realizzazione di una consolle rivolta per consentire all’organista di non suonare con le spalle rivolte ai sovrani”.

Il bel volume di Francesco Nocerino si conclude con l’auspicio di un uso “più assiduo” di questi preziosi strumenti all’interno delle liturgie, magari da parte di maestri di consolidata esperienza, i quali non mancano nell’isola d’Ischia, al fine di incentivare quei momenti artistici e musicali, impliciti nella vocazione tipica di un organo: sollevare a momenti d’intensa spiritualità quanti ne ascoltano il suono. Solo moltiplicando questi momenti, considera l’Autore, si potranno prevenire i problemi futuri degli organi, e garantirne la perfetta conservazione. Come se il segreto della loro sopravvivenza risiedesse proprio nel non soffocarne la voce.

Il volume è corredato da ampia documentazione fotografica e da esaustiva bibliografia, nonché da note a pie’ di pagina che ne completano l’assetto con autorevolezza scientifica; e, notazione non da poco, mantenendone una notevole fruibilità e godibilità: i “Suoni da riscoprire” di Nocerino è infatti libro che può essere letto anche come guida ai percorsi sommersi d’arte e cultura del territorio ischitano meno noti al pubblico del turismo di massa. (Girolamo De Simone)

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