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Il successo di Eugenio Fels al Conservatorio di Napoli

Eugenio Fels scriveva qualche anno fa: “L’incontro con il Maestro cambia la vita dell’allievo, lo segue, si instaura un’alchimia nel rapporto non facilmente spiegabile, in cui comunione di intenti, di emozioni e di idee producono dei binomi indissolubili, alcuni dei quali passati alla Storia. Cito a caso: M. Marais e S. Colombe, Hummel e Mozart, Czerny e Beethoven, Liszt e Czerny, Leschetizky e Czerny, Paderewsky e Leschetizky, Richter e Neuhaus…”: non si può che auspicare che una ricca progenie di allievi possa perpetuare la grande scuola del tocco e della libertà interpretativa consegnata dalla linea Cesi/Webb-James/Fels alla storia del Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella, dove Eugenio Fels è stato protagonista di un memorabile concerto, con un recital monografico dedicato a Debussy e alla musica francese. Fels è stato allievo di Antonietta Webb-James, a sua volta allieva di Beniamino Cesi, fondatore della scuola pianistica napoletana e, per inciso, trent’anni fa è stato anche mio Maestro. Quella che segue, dunque, non intende essere una recensione del recital da lui tenuto, quanto una cronaca, un contributo alla memoria in tempi in cui quest’ultima pare essere purtroppo assai labile. E questo concerto, invece, andrà tenuto bene in mente, anche nel prossimo futuro, tanto da poter diventare persino un disco.

L’apertura è stata affidata al Preludio, fuga e variazione di César Franck, brano di dolcezza tematica rilevantissima, resa con grande equilibrio, sia nella fuga che nella ripresa variata del Preludio: una scelta che funge da apripista per la Première Arabesque, di Debussy, seguita dal Passepied (brano meno noto estratto dalla Suite Bergamasque, la stessa che ospita il celebre Chiaro di luna), e poi da altri capolavori di tocco, Danseuses de Delphes e Le vent dans la plaine, culminanti in una mirabolante interpretazione de La cathèdrale engloutie, composizione che prevede una stratificazione di piani sonori in grado di alludere ad atmosfere elementali ‘sommerse’, mostrate meravigliosamente bene da Fels con gran tocco e belle pedalizzazioni.

La seconda parte del recital ha preso il via da un altro brano celebre, la Pavane di Gabriel Fauré, seguita dall’altra, altrettanto famosa, Pavana pour une infante dèfunte che portò alla notorietà il suo autore, Maurice Ravel, che anzi patì il successo di quel pezzo a discapito di altri, da lui considerati più arditi. Si ricordi che la pavana era, nel Cinquecento, la danza di corte per eccellenza (‘alla pavana’ significava ‘alla maniera di Padova’), ma che, ripresa dagli impressionisti, tradiva un amore per una riproposizione riveduta e corretta di modi/mode del Settecento, naturalmente con l’aggiornamento armonico e tematico a loro usuali. Una rivisitazione di stile, che Eugenio Fels ha mostrato in bella evidenza, fluttuando con preziosissime leggerezze di tocco, e una trasversalità dell’idea di variazione già programmaticamente indicata dall’incipit dedicato a César Franck. Una delle linee mostrate da Fels è stata infatti la bellezza dei temi proposti, tutti, in verità memorabili. Un discorso a parte, forse, meritano le due Improvvisazioni (la 13 e la 15) di Francis Poulenc. Qui, pur persistendo la cantabilità tematica, a mio avviso assumono rilievo alcune arditezze armoniche, tali da prevedere scelte interpretative di notevole chiarezza e lucidità; nel senso che solo attraverso l’uso di un tocco armonicamente selettivo possono divenire gioielli di scrittura, ancorché, forse, quasi post-impressionistici. Eugenio Fels ha radici italo-francesi, benché sia oggi uno dei più interessanti pianisti di scuola napoletana: ecco quindi la conclusione del programma con un suo brano di formidabile virtuosismo emozionale e tecnico, il Canto nella notte, Metamorfosi sull’aria “Je crois entendre encore” di Bizet.

Al termine, lunghi applausi di un pubblico folto, quello delle grandi occasioni, hanno motivato la concessione di un bis, la prima Gymnopédie di Erik Satie, resa con estrema originalità ritmica.
Di Eugenio Fels è stato già annunciato dall’Associazione musicale Ferenc Liszt un imminente cd monografico intitolato “Chanson” e contenente alcune delle sue più belle composizioni. Il disco, importante silloge di circa settanta minuti, verrà ospitato nella stessa collana dei “Nastri ritrovati”, quella che ha visto il successo documentale di recenti riscoperte musicali di opere di Luciano Cilio, tratte da bobine del 1975/76. Un ambito, quello che vede Cilio, Fels, Gabriele Montagano e l’autore di questa nota, finalmente rappresentato unitariamente all’interno di un progetto coerente, a cura di Konsequenz (testata musicale fondata nel 1994 e registrata presso il Tribunale di Napoli nello stesso anno).

(copyright by Girolamo De Simone)

Il pianista-compositore Eugenio Fels, in recital al Conservatorio di Napoli

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