«La Chiesa cattolica è arrivata a un punto morto», parole del cardinale di Monaco Reinhard Marx in una lettera…

di francesco de rosa |


La Germania, che ha chiese sempre più vuote, è solo la punta di diamante. Sono vuoti i conventi con le vocazioni che scendono vertiginosamente. Vuoto è il contenuto di tanti preti che si aggrappano al nulla e danno testimonianza “zero” della loro fede che diventa esercizio di puro potere, di contraddizioni, vanità e povertà umane assolute. Nel frattempo, a colpi di parole pesanti e di scandali economici e sessuali che contano e lasciano un solco, si consuma l’ennesima rottura tra la chiesa tedesca e la Santa Sede. Questa volta la tensione che c’è tra i prelati della Germania e il Vaticano è la lettera di dimissioni che Reinhard Marx, cardinale di Monaco, ha presentato da poco a Papa Francesco. L’alto prelato di Monaco ha voluto annunciare le sue dimissioni arrivando a scrivere che «la Chiesa cattolica è arrivata a un punto morto». Non era passata inosservata la decisione di pochi giorni fa circa la revisione del diritto canonico voluta soprattutto da Papa Francesco e dall’ala intrasigente che è in Vaticano. Da lì è uscita la modifica che riforma e, per molti, stravolge il libro VI del codice cambiando totalmente prospettiva anche sulle pene per gli abusi a danno dei minori. Nero su bianco si è scritto che quegli abusi, da questo momento, non sono più considerati delitti contro obbligazioni particolari dei chierici, ma delitti contro la vita, la dignità e la libertà degli uomini. La linea dura contro la pedofilia e l’abuso sui minori da parte di preti e prelati è portata avanti, anche in Germania (molto colpita dagli scandali sessuali) e visitata la scorsa settimana, dai due vescovi stranieri inviati dal Papa argentino per indagare sui fatti che hanno coinvolto l’arcidiocesi più grande della Germania, quella di Colonia, appunto, dove si sarebbero verificati alcuni casi di abusi sessuali. Accusato di non aver “sorvegliato” abbastanza, anche per questo, il cardinale di Monaco Marx ha detto di confidare che le sue dimissioni possano agevolare la nascita di un percorso per la Chiesa tedesca. Il cardinale sente su di sé «la responsabilità della catastrofe delle molestie degli ultimi decenni» scrive nella sua lettera di dimissioni che di seguito vi proponiamo in maniera integrale.


Ecco il testo integrale della lettera di dimissioni che Reinhard Marx ha inviato a Papa Francesco l’altro giorno…

«Santo Padre,

indubbiamente la Chiesa in Germania sta attraversando dei momenti di crisi. Certamente vi sono molti motivi – anche oltre la Germania in tutto il mondo – che qui non ritengo dover elencare dettagliatamente. Tuttavia, la crisi viene causata anche dal nostro personale fallimento, per colpa nostra. Questo mi appare sempre più nitidamente rivolgendo lo sguardo sulla Chiesa cattolica in generale e ciò non soltanto oggi, ma anche in riferimento ai decenni passati. Mi pare – e questa è la mia impressione – di essere giunti ad un “punto morto” che, però,  potrebbe diventare anche un punto di svolta secondo la mia speranza pasquale. La “fede pasquale” vale anche per noi vescovi nella nostra cura pastorale: Chi  vuole vincere la sua vita, la perderà; chi la perderà, la vincerà!
Sin dallo scorso anno sto riflettendo sul suo significato per me personalmente e – incoraggiato dal periodo pasquale – sono giunto alla conclusione di pregarLa di accettare la mia rinuncia all’ufficio di arcivescovo di Monaco e Frisinga. Sostanzialmente per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono stati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico”. Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa  non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la co-colpa dell’Istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’abuso sessuale.
Io la vedo decisamente in modo diverso. Due sono gli elementi che non si  possono perdere di vista: errori personali e fallimento istituzionale che richiedono cambiamenti e una riforma della Chiesa. Un punto di svolta per uscire da questa crisi può essere, secondo me, unicamente quella della “via sinodale”, una via che davvero permette il “discernimento degli spiriti”, così come Lei ha sempre sottolineato e scritto nella Sua lettera alla Chiesa in Germania.
Sono un prete da quarantadue anni e vescovo da quasi venticinque anni, venti dei quali sono stato Ordinario di una grande diocesi. Avverto con dolore quanto sia scemata la stima nei confronti dei vescovi nella percezione ecclesiastica e secolare, anzi, probabilmente essa ha raggiunto il suo punto più basso. Per assumersi della responsabilità, secondo il mio punto di vista, non è sufficiente reagire soltanto nel momento in cui si riesce ad individuare, sulla base degli atti, chi sono i singoli responsabili e quali i loro errori ed omissioni. Si tratta, invece, di
chiarire che noi in quanto vescovi vediamo la Chiesa come un suo insieme.
Inoltre non è possibile relegare le rimostranze semplicemente al passato e ai funzionari di allora e in tal modo “seppellirle”. Personalmente avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dell’Istituzione. Soltanto dopo il 2002 e, successivamente, in modo più intenso dal 2010 sono emersi i responsabili degli abusi sessuali. Tuttavia, questo cambiamento di prospettiva non è ancora giunto al suo compimento. La trascuratezza e il disinteresse per le vittime è stata certamente la nostra più grande colpa in passato.
A seguito del progetto scientifico (studio MHG) sull’abuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo “noi”? Certamente vi faccio parte anch’io. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali. Questo mi è sempre più chiaro. Credo che una possibilità per esprimere la mia disponibilità ad assumermi delle responsabilità sia quella delle mie dimissioni. In tal modo probabilmente potrò porre un segnale personale per nuovi inizi, per una nuova ripartenza della Chiesa e non soltanto in Germania. Voglio dimostrare che non è l’incarico ad essere in primo piano, ma la missione del Vangelo. Anche questo fa parte della cura pastorale.

Pertanto, La prego vivamente di accettare le mie dimissioni. Continuerò con piacere ad essere prete e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale sempre e comunque Io riterrà sensato ed opportuno. Vorrei dedicare gli anni futuri del mio servizio in maniera più intensa alla cura pastorale e impegnarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, così come Lei instancabilmente ammonisce».

Colonia, giugno 2021

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