Le mucche selvatiche di Chernobyl si sono unite in mandria e organizzate

di francesco de rosa |


A Chernobyl dopo il disastro dell’ormai lontano 26 aprile 1986 un vasto territorio fu posto sotto tutela. Era un modo per difendersi e, nel contempo, un modo per capire cosa sarebbe successo. Ci vivevano persone e animali, la fauna e la flora in quel territorio che, d’un tratto, da quel giorno conobbero il loro triste destino. Così quel nome, Chernobyl, iniziò ad avere l’odore della morte. Sembrava che tutto da quell’evento infausto ed estremo dovesse volgere verso la propria fine. Sembrava fino a quando, con il tempo, la stessa natura a cui gli uomini attentarono iniziasse a ribellarsi, a difendersi, persino, a trovare nuovi equilibri del tutto insperati. A Chernobyl la natura si è rimpossessata di quelle terre abbandonate dall’uomo. e l’ultima storia che racconta questo “colpo di scena” riguarda quelle mucche, tante, che furono abbandonate durante la fuga precipitosa di intere famiglie dal disastro nucleare. Oggi quelle mucche, pur diventate selvatiche e libere di muoversi, si sono organizzati in una mandria “spontanea”. Assieme tra simili hanno cercato e trovato comportamenti differenti da quelli più tipici degli animali che siamo abituati ad osservare nelle fattorie tutelando, in altro modo, quell’armonia che apparteneva a loro già prima. Uno spettacolo incredibile che ha cambiato l’infausto epilogo che li poteva attendere.

La sorpresa è stata osservata dai ricercatori della Chernobyl Radiation and Ecological Biosphere Reserve a cui oggi appare chiaro un dato: la mandria si è ben strutturata, ha integrità, agisce sempre in armonia e protegge i propri piccoli con più attenzione. I vitelli scelgono il posto più sicuro nel gruppo tra un toro adulto e le mucche, e si sono adattati alle terribili temperature dell’inverno Il toro “capo mandria”, il più vecchio e il più forte, non espelle i maschi giovani, ma li tiene in gruppo per proteggerli dai predatori, a patto che ne rispettino il suo ruolo dominante. Non è un caso se le mucche di Chernobyl, in questa fase di inselvatichimento, sono state paragonati agli uro, un grande bovino europeo estinto alla metà del 1600 e che precedentemente dominava l’Eurasia. La causa della loro scomparsa va fatta risalire alla caccia e al declino delle foreste.

Oggi mucche e tori di Chernobyl ci permettono osservare un processo che in nessun altro modo avremmo potuto vedere in natura avendo essi potuto recuperare lo stato selvatico e riorganizzarsi in altro contesto naturale senza il condizionamento e lo sfruttamento degli uomini.

Nel corso degli ultimi venti anni questo non è il primo caso di questo tipo di mandrie nella “zona di esclusione”. Dopo l’incidente di Chernobyl c’è stata, per esempio, una mandria di bovini selvatici intorno all’ex villaggio di Chistogalivka per quasi un anno, e successivamente è stata spostata nella fattoria sperimentale di un villaggio e dal 2017, gli specialisti conducono osservazioni regolari sui comportamenti di questa mandria e dalle loro osservazioni emergono dati che continuano a sorprendere.

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