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Nasceva 150 anni fa Maria Montessori, colei che “reinventò” la scuola italiana

di francesco de rosa |


Mai come di questi tempi il tema della scuola trova una triste attualità in Italia. La scuola è chiusa dagli inizi dello scorso marzo. Chiusa dall’emergenza covid e dalla pandemia. Tenuta chiusa dall’approssimazione politica e dall’incapacità della politica di consentire agli alunni di ogni ordine e grado di ritornare negli spazi dell’unica “agenzia” educativa rimasta in piedi per formare le nuove generazioni. Consentire ai tanti docenti che nella scuola “gettano l’anima” di fare ciò che hanno scelto con scrupolo di fare.

Così sembra un monito l’occasione per parlare, a 150 anni dalla nascita, di Maria Montessori. Maria Tecla Artemisia Montessori era nata a Chiaravalle, provincia di Ancona il 31 agosto 1870. Aveva davanti un’altra storia e, sicuramente, un’altra scuola. Ma nella sua esperienza educatrice, pedagogista, medico, neuropsichiatra infantile, filosofa e scienziata italiana, volle essere ardita, usare la fantasia, lottare per creare un nuovo “metodo”, un modo diverso per consentire ai piccoli alunni di darsi una fisionomia creativa. Fu una tra le prime donne a laurearsi nella facoltà di medicina. E già questa fu un’innovazione. Per il suo “metodo Montessori” divenne famosa nel mondo quando, dopo essere adottato ed utilizzato in Italia, fu applicato anche in altri paesi mondo. Figlia di Alessandro Montessori e Renilde Stoppani trovò nello zio Antonio Stoppani una figura/strada da seguire. Quell’abate abate e scienziato fu in grado di incuriosirla soprattutto per il suo tentativo strenuo di dimostrare vi fosse da sempre una convivenza tra fede e scienza.

Il lavoro del padre aveva convinto tutta la famiglia Montessori a trasferì a Firenze. Ma furono solo pochi anni prima che Roma, per gli stessi motivi di lavoro del padre, spalancasse la sua vita a Maria e alla sua famiglia.

Ho letto la vita, non semplice, di Maria Montessori – ha scritto qualche giorno fa Beppe Severgnininata centocinquanta anni fa, il 31 agosto 1870. Studentessa ribelle, poi laurea in Medicina, gli studi di psichiatria, l’amore infelice, il figlio a lungo ignorato, gli abiti neri, gli anni spagnoli, l’appoggio di Mussolini, il tentativo di coniugare l’educazione religiosa con la pedagogia scientifica (ne parla Egidio Lucchini in “I segreti di Maria Montessori“). E la formidabile intuizione di mettere il bambino al centro del progetto educativo. Assecondare l’istinto dei piccoli, che vanno osservati e guidati, non costretti. Un’italiana da esportazione, una combattente, una rompiscatole, una femminista ante-litteram, una visionaria, un monumento nazionale, una nonna collettiva con una pettinatura da nonna, meritevole di finire sulle banconote“.

Centocinquant’anni dopo la nascita di una donna fuori dal comune, farà bene capire le ragioni di un successo che non ha conosciuto tramonto ma che pure in tanti oggi farebbero bene a rileggere. A delinearlo sono diversi motivi. Sembra evidente oggi che “la forte personalità di Maria Montessori è insieme l’origine del successo del suo metodo ma anche il limite per la sua applicazione. Non è stato mai è facile trovare insegnanti capaci della stessa passione e della dedizione di una donna colta, rivoluzionari e combattente come Maria Montessori. Un miscuglio di libertà, di regole e disciplina l’educazione del bambino a cui fece riferimento. Principi che sono stati spesso confusi e mal compresi dai suoi critici. Il suo concetto di pace e di calma interiore viene visto, ancora oggi, da molti come una delle chiavi di lettura fondamentali che pervade l’intera sua opera. Il metodo Montessori fonda sull’educazione del bambino dalla nascita all’età adulta, i cardini di un progetto di vita che sia umano e culturale assieme. In mezzo al guado della “scommessa” educativa, l’insegnante è “solo” il mediatore che favorisce la voglia di fare già presente nel bambino. Un insegnante deve saper osservare, proporre giuste interazioni con il materiale adatto. Deve saper tacere al momento giusto quando è il momento di tacere. Quattro sono i periodi, che Maria Montessori chiama anche “piani” dello sviluppo. Il primo inizia a 2 e arriva fino ai 6 anni. In questo periodo l’obiettivo è l’esercizio dei sensi e l’educazione alla vita pratica e alla socialità, in un ambiente idoneo. Un periodo che tocca i temi della motricità, del tempo, delle faccende di casa, del rapporto con la natura, dell’indipendenza, del silenzio, del linguaggio, dei numeri, dello spazio, dei rumori e dei suoni, dei colori e della scrittura fino all’autoeducazione. Dai 7 ai 12 anni Maria Montessori colloca il passaggio dal piano sensoriale al piano astratto. Anche qui l’insegnante rimane pur sempre un “mediatore”. Grazie all’insegnante il bambino deve avvertire la sicurezza dell’adulto. In quest periodo i temi sono anche studi sull’acqua, sulla chimica, sull’educazione cosmica. E poi la storia, le religioni del mondo, la cultura artistica e quella musicale fino allo scoutismo. Maria Montessori scrive a proposito «Il lavoro manuale con un fine pratico aiuta ad acquisire una disciplina interiore. Quando la mano si perfeziona in un lavoro scelto spontaneamente, e nasce la volontà di riuscire, di superare un ostacolo, la coscienza si arricchisce di qualcosa di ben diverso da una semplice cognizione: è la coscienza del proprio valore.» Ciò che arriva dopo è «l’adolescenza, che inizia a 12 anni e termina al 18esimo anno). Il periodo in cui il bambino diventa uomo, un membro della società.»

«L’associarsi – afferma Maria Montessori – porta forze nuove; stimola le energie. La natura umana ha bisogno della vita sociale, tanto per il pensiero che per l’azione»
Una lotta costante quella di Maria Montessori affinché possa affermarsi una riforma delle scuole secondarie che favorisca l’educazione nelle comunità, in campagna, sull’esempio di quelle da lei ha conosciuto in Inghilterra e Germania. Diventano centrali qui sia la libertà del ragazzo che la sua protezione. Ma anche le cure fisiche, l’alimentazione curata, l’educazione morale, l’espressione personale. L’ultimo tratto, il quarto periodo del metodo Montessori, evidenzia il bisogno di incoraggiare il giovane adulto all’autonomia, un invito alla cooperazione e alla conquista dell’indipendenza economica durante che gli studi universitari successivi possono portare.

Centocinquant’anni dopo la nascita di un’italiana di grande valore umano e culturale resta il bisogno di portare la scuola italiana verso la modernità, darle il carattere giusto per affrontare le sfide del contemporaneo, offrire a tutti gli insegnanti l’occasione di andare a riguardare ciò che voleva e non ottenne Maria Montessori. Di seguito una rara intervista a Maria Montessori custodita dall’Istituto Luce.

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