La musica è connessione tra memorie. Intervista a Luciano Mocci

Una "Storia per il futuro"
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Talvolta, la musica è connessione tra memorie

di Girolamo De Simone

Girolamo De Simone: “The connexions Band – Storia per il futuro”: come nasce questo progetto e per quel ragione è importante”
Luciano Mocci: Sinteticamente la storia è questa: io sono uno psicologo specializzato (psicodramma), e nel Marzo 2016, per conto della Cooperativa Sociale in cui lavoro da molti anni – Gruppo Incontro Cooperativa Sociale di Pistoia – ho avviato un progetto di teatro sociale con i richiedenti asilo accolti nei centri CAS e SPRAR di Pistoia e con i ragazzi delle comunità terapeutiche per tossicodipendenti.

G.D.S.: L’esito del progetto è stato un nuovo lavoro discografico…
Luciano Mocci: Sì, il progetto denominato “CONNEXIONS” ha visto costituirsi The Connexions band, un gruppo musicale composto da migranti e richiedenti asilo. La ‘band’ dal 2017 ha iniziato a fare concerti sul territorio di Pistoia e provincia per sensibilizzare la cittadinanza alle tematiche dell’accoglienza dei migranti dell’Africa, partecipando a manifestazioni musicali organizzate dal Comune di Pistoia, di Agliana, dei Comuni e della Società della Salute della Valdinievole, a eventi organizzati dalle Cooperative del Consorzio COESO, dallo SPRAR, dall’Associazione LIBERA e dall’ARCI.

G.D.S.: Quale ruolo hanno avuto le Istituzioni?
Luciano Mocci: Il Comune di Pistoia e il Gruppo Incontro hanno promosso la pubblicazione di un cd audio, con il meglio di ciò che la band propone in live. Il disco è stato registrato in presa diretta presso il ‘Melos’, uno spazio musicale gestito dai servizi sociali del comune, con la collaborazione di due musicisti pistoiesi Francesco Biadene e Gabriele Gai, ed è stato stampato a Gennaio 2020 con il contributo del Servizio Centrale SPRAR. 

G.D.S.: Quali sono i tratti caratteristici di questa raccolta?
Luciano Mocci: Molto ci sarebbe da dire rispetto all’esperienza e a quanto ha cambiato il mio modo di vedere l’Africa decomponendo la mia visione grossolana in uno sguardo più fine e articolato, a quanto mi ha arricchito di elementi culturali non propriamente “europei”: una diversa misura del tempo, un differente approccio all’intimità delle persone. Soprattutto ha alimentato la relazione con una mia dimensione spirituale e ha promosso l’accettazione di quello che accade come segno di qualcosa di più grande di me.

G.D.S.: E dal punto di vista squisitamente musicale?
Luciano Mocci: Dal punto di vista musicale tutte queste cose sprigionano una fiducia incondizionata nell’improvvisazione e nell’energia che vibra sul palco al momento della performance, come se si trattasse di una celebrazione, ogni volta potente e superiore, della vitalità: una riserva inesauribile di positività nei confronti della vita, così grande e importante a cui attingere proprio in questo periodo.

Dalle note di copertina / I
“Questo lavoro ha voluto fornire la possibilità di una uscita di sicurezza da un sistema di accoglienza che sempre più tende a relegare a “pratica” il migrante…..ha puntato dritto alla responsabilità e all’autonomia di persone che si preferirebbero dipendenti e assistenzializzate, con le cuffiette e lo smartphone a ciondolare, per usare alcuni dei più canonici stereotipi.” (Fabiano Pesticcio, Presidente del Gruppo Incontro).

Dalle note di copertina / II
La musica è da sempre un territorio di connessione: “The Connexions band” ha consentito di collegare persone con storie diverse, giovani, con la passione per la musica, con tradizioni e lingue diverse e che nel canto si intrecciano: Inglese, Italiano, Portoghese e tante lingue dell’Africa: Edo, Yoruba, Creolo, Wolof. “La tradizione delle chiese evangeliche nigeriane accanto a improvvisazioni più classicamente funk-rock… punk puro nell’approccio selvaggio mentre la musica è una miscela consapevole di afrobeat… Eccolo, il miracolo di “Connexions”: testimoniare l’emozione di essere vivi, cantare le radici strappate ma anche la speranza per quelle che si vorrebbero mettere…far riaffiorare la musica di popoli”. (Luca Buonaguidi)

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