L’anno scolastico 2024 -2025 si è concluso e i ragazzi che hanno affrontato, quest’anno, l’Esame di Stato sono già in vacanza. È stato un anno molto difficile per tutte le scuole del nostro Paese e, in particolar modo, per quelle della Campania dove ai vertici del sindacato della scuola più numeroso e folto c’è una donna di grande energia e meriti, Roberta Vannini, segretario generale UIL Scuola Campania e componente del Consiglio Superiore Nazionale della Pubblica Istruzione. A lei, che ci onora di essere nel comitato redazionale de “la camorra vista&rivista” e qui su italiaore24.it con tutte le tematiche e gli impegni del mondo UIL Scuola, abbiamo chiesto di fare un bilancio sull’anno scolastico che si è appena concluso…
di roberta vannini – segretario generale UIL Scuola Campania
Tra dimensionamento, ricorrenti scosse sismiche, classi super numerose, impegni sempre pressanti e organici ridotti all’osso, le scuole della Campania vanno avanti grazie alla professionalità e alla buona volontà dei tanti lavoratori che la fanno funzionare. La mandano avanti nonostante gli stipendi inadeguati e le continue incursioni legislative che, ogni giorno, fanno vacillare le loro certezze facendo loro temere di aver perso anche quei diritti che davano per consolidati.
In una società come la nostra, dove conta più l’avere che l’essere e dove si continua a credere che un docente sia quello che si gode tre mesi di ferie e che un collaboratore scolastico trascorre tutto il tempo a non far nulla, bisogna invertire “la narrazione”. Occorre ripristinare il valore sociale di chi forma i cittadini del domani e per farlo è necessario adeguare gli stipendi all’inflazione che ormai galoppa al ritmo del 16%, ridare prestigio alla categoria e investire nella scuola.
Occorre sottrarre la scuola dai vincoli di Bilancio, trovare risorse strutturali che permettano di realizzare una scuola a misura di alunno. Senza dubbio vi è un calo demografico ma questo non dovrebbe rappresentare un problema ma un’opportunità per realizzare, finalmente, classi con meno alunni anche perché è vero che nascono meno bambini ma è anche vero che ci sono sempre più alunni con disabilità, con bisogni educativi speciali e stranieri.
Gli alunni di oggi sono molti diversi da quelli di quando io ero piccola. Hanno diverse necessità, vivono in famiglie nucleari o allargate, utilizzano l’intelligenza ufficiale, posseggono tutti un cellulare e sono sempre connessi fino ad arrivare agli eccessi della nomofobia – la paura di restare senza telefono -. Il 25,4% degli adolescenti sta per più di 8 ore al cellulare e il 62,3% ha almeno un account social. Non si può non tenerne conto.
Per una platea che cambia e che spesso non trova punti di riferimento a casa occorre offrire una scuola migliore che educhi e non si limiti ad istruire perché come ha ben detto in un editoriale su La Repubblica di qualche giorno fa il filosofo Umberto Galimberti “i sentimenti non li abbiamo per natura ma per cultura”.
Invece si continua con una politica dei tagli. A settembre 2025 avremo 5660 docenti di posto comune in meno e, nel 2026, verranno “tagliati” 2174 ATA. Si riducono le autonomie scolastiche, si chiudono i plessi, si fa perdere l’identità culturale di intere comunità dove, spesso, la scuola è l’unico presidio di legalità. Uno degli ultimi rapporti SVIMEZ denuncia che un bambino della primaria che abita a Napoli frequenta la scuola 200 ore in meno rispetto a un suo coetaneo di Firenze. Manca il tempo pieno, mancano le palestre, le mense e anche i fondi comunali per garantire la refezione ai nostri alunni.
Nel frattempo cresce il numero dei precari. Quest’anno ne abbiamo contati oltre 230 000 tra docenti e ATA. Persone che non riescono a dare stabilità alla loro vita, che non possono richiedere un mutuo, non possono metter su famiglia perché non sanno se a settembre “riconquisteranno” un incarico a tempo determinato. Eppure hanno studiato, si sono laureati, specializzati, hanno acquisito decine e decine di certificazioni, hanno affrontato e superato anche più di un concorso ma per il Ministero dell’istruzione non hanno abbastanza “Merito” e devono rifarne un altro e un altro ancora. Il paradosso è che i posti ci sono e che, secondo uno studio della Uil Scuola, basterebbero poco più di 715 euro ciascuno per poterli stabilizzare.
Il Ministero però preferisce tenerli nel limbo e si è inventato di garantire la continuità degli insegnanti di sostegno affidando la loro scelta alle famiglie. Siamo dinanzi alla creazione del docente precario “on demand” in barba a qualsiasi diritto di graduatoria che normalmente regola il nostro comparto. Con tutti questi problemi che andrebbero affrontati seriamente e, soprattutto risolti in tempi brevi, il Ministero discetta sulle nuove Indicazioni Nazionali tentando di apportare ulteriori cambiamenti che ammiccano al passato e che a nostro avviso sono peggiorativi. Di certo sono cambiamenti rilevanti di cui non si avverte la necessità.
La scuola per funzionare ha bisogno di stabilità, di serenità e di personale valorizzato anche attraverso una giusta retribuzione.


