“Congratulations, congratulations”, ho capito bene? Il principe William sta dicendo, ripetendo questo a Sinner? Del mio inglese sgangherato non mi sono mai fidato, non lo faccio neppure adesso, accedo al web e risento per verificare. You are an inspiration to everyone, even to them (“sei un’ispirazione per tutti, anche per loro”, indicando i due figli) no, no questa proprio no, che la principessa Kate abbia detto questo mi viene difficile crederlo anche se davanti all’evidenza devo cedere. Ecco qualche aneddoto che mi ha suggerito il recente trionfo di Sinner a Wimbledon…
di antonio de simone – sociologo
Mi interrogo del perché di questa mia incredulità, a malincuore la devo ricondurre, spiegarmela con la mia predisposizione culturale, personale e antropologica, al preconcetto. Questo filtro limitante mi impedisce di considerare non solo lo status ma anche la cultura di quelli che hanno pronunciato questi lusinghieri complimenti. Invece mi sto unendo al luogo comune di tanti dei miei connazionali, convinti che, se la stragrande parte del tifo, incluso quello dei reali, è stato per Alcaraz, questi complimenti sono da considerare un gesto diplomatico dovuto, insomma di facciata, non veramente sentiti.
Si, si, questa mi sembra una spiegazione soddisfacente e in perfetta linea con tutti, tifosi, giornalisti, ex giocatori, commentatori. E poi, questi nostri avversari, a cui aggiungiamo buona parte della stampa, soprattutto estera, davanti ad un risultato così evidente che altro avrebbero potuto dire?!
E se invece domenica 13 luglio 2025, sul centrale di Wimbledon fosse andata in scena anche un’altra rappresentazione, una di quelle che partendo da un evento sportivo attiva la nostra capacità intellettiva e ci porta su piani altri, di considerazione e valutazione? Provo a mettere sotto la lente d’ingrandimento gli attori di questa rappresentazione.
Da una parte alti rappresentanti, William e Kate, della più rilevante cultura nobiliare, persone di successo, tenute in grande considerazione dal loro popolo e non solo. Il loro interlocutore, un “giovane uomo” figlio della cultura Mitteleuropea, con il suo comportamento, non solo sui campi da tennis, è diventato un modello proattivo per un’ampissima schiera di persone sparse per il mondo.


Ben cercando scopro che i tre attori sembrano avere un comune denominatore, un approccio culturale e un’etica sociale, derivanti dal protestantesimo: ciò che si concretizza attraverso il lavoro con disciplina conduce al merito. Mi dico, se questo fosse vero le affermazioni dei Reali assumerebbero un preciso peso e ne spiegherebbero anche la forma.
Il loro è e resta un mondo di privilegi, lontano dai più. Lo era meno quando la Società si rifaceva alle regole dettate da Keynes, lo è di più negli ultimi quarant’anni, adesso che la fa da padrona la finanza liberista. Ma la storia e la psicologia ci mostrano che l’essere umano, soprattutto quando ha ricevuto molto, non è disposto a sottovalutare la sua identità culturale, quella derivante dagli imprinting che ha acquisito a partire dalla nascita.
Quindi, non mi appare impossibile che, quando i Reali si sono trovati a portata di mano qualcuno che prima, dopo e mentre colpisce una palla da tennis mostra bravura e personalità, equilibrio, maturità, soprattutto quando non sortisce un punto vincente, sappiano riconoscerlo, ammirarlo fino anche a riconoscersi in lui. Stabilito che quelli che sembravano già pronti a festeggiare Alcaraz, riconoscono e si riconoscono, non solo razionalmente, nei valori di cui il campione italiano è portatore, a chi, a cosa il Nostro potrebbe invece dare tanto fastidio? Quale potrebbe essere la radice delle critiche che i suoi detrattori gli muovono come persona?
Certo è che la filosofia che oggi sottende ai nostri comportamenti, che li indirizza, non prevede attori attivi e tanto meno portatori di valori umanisti. L’attuale sistema economico e sociale punta sulla costante induzione ai consumi, fino al punto di renderli automatici, fini a sé stessi: ci troviamo in un’era in cui il consumismo ha assunto una predominanza preoccupante; basta osservare ciò che si muove intorno a noi per prendere atto che sono pochi quelli che riescono a sottrarsi, anche solo parzialmente alle sue regole: troppi replicanti stanchi, incapaci di opporsi a questo andazzo. Invece, questo giovane uomo, con il suo agire, ci appare come la dimostrazione che sia possibile opporsi al nostro infausto destino, che con il lavoro quotidiano sui propri limiti, intraprendendo “il Viaggio dell’Eroe” si possa uscire da queste secche individuali e approdare alle sponde dell’impegno sociale. Alla fine, sta diventando uno scomodo esempio di quello una volta veniva definito politically correct , che in questo momento storico potrebbe essere sostituito con lo psychologically e il socially correct.
Per i tanti che costruiscono un’immagine di sé stessi, differente, lontana dalla loro reale identità, il contro altare rappresentato dal campione italiano, il suo lavoro quotidiano per migliorarsi, sia nel corpo che nella mente, applicazione, disciplina e metodo, rischia di diventare a confronto, insostenibile, inconsciamente, censurabile. Invece, la strada da lui indicata è ineludibile e propedeutica se si vogliono combattere le grandi partite dentro sé stessi; per poi poter affrontare le battaglie, le guerre sociali che ogni giorno violentano la nostra coscienza e la nostra vita.
Saranno stati questi i motivi per cui Chi per nascita viene indirizzato, educato affinché acquisisca comportamenti e competenze per guidare un Impero sappia riconoscere Chi con continuità persegue un modo corretto ed efficace di governare sé stesso e riesce a emozionare con le sue incomparabili magie tennistiche? Allora, many congratulations Mr. Sinner!
