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Irene Pivetti, Lele Mora, i soldi da spartire in due e l’affare sporco delle mascherine


di francesco de rosa |


“Presidente!”, esordisce Lele Mora al telefono di Irene Pivetti. “Carissimo, come stai?”, risponde lei, che aggiunge: “Ti devo dire una cosa delicata, te la posso dire anche al telefono, perché io c’ho la faccia come il didietro, quindi non ho problema”. La questione riguarda un assegno circolare di circa 80 mila euro dato per “l’opera pia” della Pivetti e mai incassato. La Pivetti, in quella telefonata, gli propone di incassarlo e dividerselo. Dice: “Usare i soldi (…) per fare qualcosa di produttivo io e te”. Il progetto non era ancora chiaro. Ma Lele Mora si dice subito disponibile. “Dimmi amore, tra me e te non dovrebbero mai esserci problemi”. E la Pivetti: “Tu hai visto, abbiamo ripreso bene quella situazione dell’associazione. Adesso però voglio farti un discorso proprio becero tra me e te. Noi abbiamo un importo importante in un assegno. Posso farti un discorso molto piatto. Noi possiamo ritirare l’assegno” prosegue Pivetti trovando l’assenso di Mora: “Lele, tu hai delle spese, io ho delle spese. Insomma, riconoscerci qualche liquidità che magari ci serve”. Giustificato come una necessità dell’associazione, la Pivetti illustra il piano: “Questi sono denari che sono stati dati da questa gente per uno scopo, che noi raggiungiamo indipendentemente dal loro contributo. Consideriamolo una specie di compenso, di liquidità per l’opera pia”.

“Amore, – risponde ancora Lele Mora – noi facciamo tutto quello che tu mi dici(…). Anche perché sono più di 80mila euro quelli lì, hai capito?”. E Pivetti conferma: “Tra me e te qualcosa di intelligente da fare ce l’abbiamo, secondo me”. I due entrano più nei dettagli e discutono come dividere il denaro. Lele Mora è sicuro di sè: “Prenditi quelli che ti servono. A me quando dai un 15mila euro, sono perfetto”. Ma Pivetti vuole fare a metà: “Ma che 15, minimo la metà. Però è giusto, così li usiamo per fare delle cose”. Già, delle cose. Di quali cose si sarebbe trattato è la domanda che si stanno ponendo gli inquirenti oggi.

L’intercettazione, che era già agli atti di un processo milanese che ha visto Mora parte lesa, vittima di una tentata estorsione orchestrata dall’imprenditore Michele Cilla, manager della movida e vicino al clan Fidanzati di Cosa Nostra, è finita anche in mezzo alle carte delle indagini che stanno coinvolgendo pesantemente Irene Pivetti sull’affare delle mascherine con una indagine per frode in commercio per aver importato dalla Cina dispositivi di protezione con “certificato falso”.

Si era arrampicata sugli specchi Irene Pivetti già davanti alle telecamere di Report il cui inviato le aveva fatto domande scomode. “Non ho alcuna difficoltà ad esibire tutti i documenti. In novanta per cento delle mie operazioni cinesi ho usato la società sammarinese. Tra le altre cose perché San Marino ha un rapporto privilegiato e agevolato con la Cina”. Ma i conti non tornano. Anzi a lei sarebbero tornati molto bene se non ci fosse stato stata l’inchiesta a bloccare tutto. All’ex presidente della Camera è stato sequestrato il conto corrente della sua società. Nei giorni scorsi è stato seguito un nuovo sequestro che ha riguardato i dispositivi di protezione fornite dalla sua Only Logistic Italia. La Società che è posseduta per il 70% da una società di San Marino, appunto. L’ultimo sequestro di mascherine è stato effettuato dalla Guardia di Finanza di Savona, su mandato del procuratore Ubaldo Pelosi. Le mascherine sequestrate, circa 250.000, erano nei magazzini di alcuni ospedali della Lombardia. Vi riportiamo qui, integralmente, l’ottimo servizio di Report che documenta l’affare molto sporco che vede al centro la Pivetti.

https://www.facebook.com/ReportRai3/videos/264921444632174/UzpfSTE2MzU4OTAxMzY3NTA4NTozMjY0MzMyMTgzNjAwNzM3/

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